Altri tempi, altri miti. La prima mappa contemporanea dell’arte italiana – Nati Per

Altri tempi, altri miti. La prima mappa contemporanea dell’arte italiana

14 Giu 2016

La 16ma Quadriennale, sostenuta da sponsor e partner fra cui AXA e AXA ART gioca un ruolo di primo piano nella conferma la tradizione di affidare a una pluralità di curatori lo sguardo sul presente artistico, introducendo nuove metodologie di costruzione e dialogo con il pubblico di cui la principale novità riguarda proprio la metodologia di selezione dei curatori, che ha impegnato oltre sei mesi.

Al posto della giuria tradizionale è stato introdotto un progetto di call for project di ampio spettro a livello nazionale, sottoposto al vaglio di una giuria esterna interdisciplinare. Bandita agli inizi di settembre 2015, è stata rivolta a 69 curatori che hanno esordito e si sono affermati dopo il Duemila, con un profilo generazionale quindi vicino a quello della maggior parte degli artisti che partecipano alla mostra. La Quadriennale riafferma cosi la volontà di affidare la 16a Quadriennale a curatori perlopiù 30-40enni, accompagnata dalla decisione di coinvolgere nella comunicazione visiva, nel catalogo e nella documentazione realtà produttive che sono nate negli anni Zero per far emergere con maggiore coerenza la cifra estetica con la quale si è aperto il nuovo millennio. (Leggi anche “Ritorno al presente. La Quadriennale d’arte contemporanea presenta Altri tempi, altri miti”)

In questa logica, i curatori sono stati selezionati non soltanto sulla base del curriculum, ma soprattutto a partire dall’analisi di progetti espositivi elaborati appositamente per la 16a Quadriennale. A fine gennaio 2016, la giuria composta dallo scrittore Marco Belpoliti, dall’architetto Nicola Di Battista, dalla storica dell’arte Mariagrazia Messina, dall’artista Giuseppe Penone, dal critico d’arte Angela Vettese, tra i 38 progetti ricevuti ha selezionato la lista dei curatori: Simone Ciglia, Luigia Lonardelli, Michele D’Aurizio, Luigi Fassi, Simone Frangi, Luca Lo Pinto, Matteo Lucchetti, Marta Papini, Cristiana Perrella, Domenico Quaranta, Denis Viva.

La scelta si è orientata verso le proposte che sono parse meglio restituire nel loro insieme una visione della ricchezza espressiva dell’arte italiana degli ultimi quindici anni, offrendo anche un punto di vista significativo sui riferimenti culturali e sul processo di formazione degli artisti e dei curatori italiani delle ultime generazioni.

Ogni sezione della 16a Quadriennale è affidata a un curatore (in un caso a due) e propone ipotesi interpretative della nostra cultura visiva contemporanea in relazione con il contesto internazionale, traducendole con soluzioni di scrittura e dispositivi allestitivi estremamente diversificati.

Simone Ciglia e Luigia Lonardelli in I would prefer not to / Preferirei di no presentano una selezione di autori esemplificativi di un’attitudine diffusa del fare arte oggi, riconducibile a un sottrarsi, a un resistere a codificazioni identitarie. Michele D’Aurizio con Ehi, voi! propone la ritrattistica come linguaggio tramite cui attraversare le vicende più recenti della nostra arte, per la sua capacità di esprimere una commistione tra sfera individuale e sfera sociale. Luigi Fassi con La democrazia in America invita ad approfondire alcuni aspetti della storia dell’Italia contemporanea attraverso una rilettura del pensiero di Tocqueville. Simone Frangi in Orestiade italiana volge lo sguardo al contesto del nostro Paese nei suoi versanti culturale, politico, economico, con una riscrittura analogica e corale di alcuni nuclei di un lavoro filmico di Pasolini. Luca Lo Pinto in A occhi chiusi, gli occhi sono straordinariamente aperti sonda i temi del tempo, dell’identità, della memoria, letti in continua metamorfosi all’interno della relazione tra il singolo e la collettività. Matteo Lucchetti in De rerum rurale pone al centro dell’attenzione il sistema di relazioni tra ambiente naturale e antropizzato, anche nella sua profondità storica. Marta Papini in Lo stato delle cose propone un impianto in progress nel quale la rotazione di artisti molto diversi instaura uno spazio dialettico tra le singole ricerche e tra queste e il pubblico. Cristiana Perrella in La seconda volta individua un nucleo di autori accomunati da un interesse per l’uso di materiali densi di storie già vissute che reinterpretano in insospettabili combinazioni, secondo una poetica della trasformazione. Domenico Quaranta con Cyphoria analizza l’impatto dei media digitali su vari aspetti della vita, dell’esperienza, dell’immaginazione e del racconto. Denis Viva in Periferiche individua nel policentrismo un’originale condizione strutturale del nostro territorio che permea anche la nostra cultura visiva.

(Foto Ela Bialkowska, OKNOstudio)

Non ci sono ancora valutazioni.
Attendere per favore...

L'autore del post