Ambrogio, il magistrato che rifondò la Chiesa e Milano – Nati Per

Ambrogio, il magistrato che rifondò la Chiesa e Milano

06 Dic 2016

A differenza di Roma, e di tutta l’Italia, la sobria Milano il 7 dicembre si ferma. Le scuole e gli uffici pubblici – e privati – si chiudono, le famiglie si raccolgono. La coincidenza con l’Immacolata Concezione, che cade il giorno successivo, permette a chi lo voglia di fare un ponte, che aggiungendo il venerdì quest’anno diventa molto lungo. Una specie di anticipazione delle festività natalizie, che per i milanesi ma anche per tutti i cattolici possiede un significato non meno profondo, non solo di festa ma anche di simboli della fede. Perché?

 

Perché il 7 dicembre si celebra un personaggio particolare. Un protagonista della cristianità ma anche un uomo che visse fino in fondo il proprio tempo, riuscendo ad equilibrare tutte le vocazioni personali mettendole al servizio prima dello stato e poi di Dio.  Un esempio, antelitteram, di sostenibilità ma anche di innovazione personale, di capacità di leggere gli eventi della propria vita e di integrarli in una visione ideale e una dimensione pratica tenute assieme da una forza d’animo e una determinazione non comuni. Una storia che, al di là di ogni idea e credo, vale come esempio di eccellenza, oggi come ieri.

 

axa italia sant'ambrogio milano festa ponte Ma iniziamo dal contesto storico. Intorno alla metà del IV secolo dopo Cristo, un momento buio per la storia della cristianità investì la città di Milano, già allora divenuto centro strategico sia per motivi economici che religiosi. Alla morte del vescovo Aussenzio, che si era dichiarato seguace di Ario, la sede rimase a vacante. L’incertezza del potere, religioso e imperiale, e la crisi economica stavano gettando il popolo nella prostrazione e nell’abbandono, rendendolo protagonista di sommosse che continuavano a ruotare intorno allo scontro tra ariani e cristiani. Fu così che per sedare le fazioni venne incaricato un uomo dell’apparato statale di eccellenti virtù militari e diplomatiche, un magistrato dell’aristocrazia romana nato all’estero ma cresciuto nel cuore della buona società romana, educato in eccellenti collegi e soprattutto molto vicino all’imperatore Valentiniano.

 

Quel militare e diplomatico di carriera si chiamava Aurelio Ambrogio, era nato a Treviri, nelle Gallie, da una importante famiglia cristiana, tra il 399 e il 400 e si era spostato a Roma per volere del padre a completare gli studi. Aurelio, che tutti conoscevano semplicemente come Ambrogio, arrivò a Milano dopo cinque anni di avvocatura a Sirmione, dove si era distinto per la straordinaria abilità di funzionario nel dirimere, senza le armi ma con fermezza, i continui scontri tra i seguaci di Ario e cattolici ortodossi. Un giorno, Ambrogio si era recato in chiesa chiamato a controllare uno scontro nascente tra chi voleva un vescovo cattolico e chi ariano. Gli animi si stavano scaldando quando un bambino urlò dalla folla: “Ambrogio vescovo!”. Un’invocazione a cui si unirono tutti i convenuti.

 

Ambrogio rifiutò perché il suo rigore non lo faceva sentire all’altezza, sia moralmente che culturalmente. Ma i milanesi avevano scelto e si rivolsero all’imperatore, da cui Ambrogio dipendeva. Ordinato da Valentiniano di accettare l’incarico, il console obbedì ricevendo nel giro di sette giorni il battesimo come segno del volere di Dio. E il 7 dicembre del 374 venne ordinato vescovo di Milano.

 

Ambrogio iniziò così a difendere la Chiesa dall’eresia ariana, dopo una carriera di magistrato che aveva seguito le tracce del padre, prefetto romano della Galli. Da magistrato e funzionario divenne oratore e predicatore, oltre che pastore di anime. Ambrogio fu in grado di assicurare corretti rapporti tra la chiesa e l’impero, ripetendo ad ogni occorrenza che “l’imperatore è dentro la Chiesa, non sopra la Chiesa”, principio a cui tutto il Medioevo si sarebbe uniformato.

 

Ambrogio divenne presto la guida spirituale dell’episcopato non solo di Milano ma dell’Italia settentrionale, attribuendo alla sua città il primato di capitale morale che si sarebbe portata dietro per secoli, a partire da una riorganizzazione della liturgia che porta il suo nome anche nel canto.

 

Ambrogio morì a Milano nel 397, lasciando un segno indelebile nel popolo, nella città e nella storia, religiosa e civile dell’Italia e dell’Europa. Di Ambrogio ricordiamo la strenua difesa della dottrina della giustizia sociale e soprattutto all’accoglienza e integrazione.

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