Artemisia, la ragazza che seppe reagire nella Roma del Seicento – Nati Per

Artemisia, la ragazza che seppe reagire nella Roma del Seicento

25 Nov 2016

di Piergiacomo Petrioli, adjunct Professor @ Boston University & University of Oregon, per AXA Newsroom

 

Una mostra da non perdere

Dal 24 al 27 novembre, nella Sala dei Gigli di Palazzo Vecchio a Firenze, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, grazie al progetto dell’associazione Mus.E supportato da AXA ART, viene esposto come monito e simbolo, la “Giuditta che uccide Oloferne”, eseguito nel 1620 da Artemisia Gentileschi.

  

Una vicenda che si ripete

Nel 1611 all’età di diciotto anni una ragazza subisce una violenza da un collaboratore che lavorava nella bottega del padre. Una storia come molte altre, di ieri e di oggi, passate nel silenzio e nell’indifferenza della gente che popolava la Roma barocca.

Conosciamo grazie ai documenti il nome della giovane, Artemisia Gentileschi, talentuosa figlia primogenita del pittore Orazio, che diverrà una delle più celebrate artiste dell’epoca, richiesta da Roma a Napoli, da Genova a Londra.  Ed è noto anche il nome dell’uomo, Agostino Tassi, anche lui un pittore, noto soprattutto come vedutista. Durante il processo, il Tassi si difende, affermando che la ragazza era consenziente e che l’accusa è formulata perché successivamente Artemisia viene a conoscenza che Agostino aveva già moglie. Insomma, tutta la vicenda parrebbe triste, sordida e dejà vu.

 

Il coraggio e la grandezza che sgorgano dall’arte

Ma Artemisia appunto non è una ragazza qualsiasi e reagisce al tremendo episodio con i mezzi che la natura le ha donato ed un animo, per quella società, non indifferente. Artemisia si ribella con il coraggio dell’arte, usa la sua bravura d’artista contro il Tassi. Trasforma l’orribile esperienza della sua giovinezza, in un suo punto di forza. La vicenda, per quanto drammatica (o forse paradossalmente proprio per questo) viene mutata dal suo genio pittorico e da un non comune talento, in linfa vitale, pulsante sangue che genera arte. L’esperienza negativa si sublima straordinaria capacità espressa dalla sua pittura, e nella bellezza di un quadro in particolare.

axa art italia uffizi giornata mondiale contro la violeza sulle donne Artemisia Gentileschi, Giuditta che decapita Oloferne, 1620 circa, Galleria degli Uffizi, Firenze

L’amaro della vita alimenta il nettare della pittura

Come non vedere nel dipinto d’impostazione caravaggesca, “Giuditta che uccide Oloferne”, della Galleria degli Uffizi di Firenze, un riflesso dell’artista stessa intenta a prendersi la sua cruenta vendetta su un brutale Oloferne, fantasiosa trasposizione del Tassi (che, secondo le descrizioni dell’epoca era “piccolotto, grassotto et di poca barba”, quindi assai diverso dal terribile gigante raffigurato)?

Il quadro raffigura la rivalsa sublimata sulla tela, la reazione di Artemisia, il suo desiderio, di giovinetta violata, di prendere il violentatore e, senza tante storie, tagliargli la gola, come la mostruosa Medusa dipinta pochi decenni prima dal Caravaggio. E se questo non era possibile nella realtà, lo divenne nell’arte.

 

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