Be My Eyes, tornare a vedere grazie a un’app e all’aiuto di volontari – Nati Per

Be My Eyes, tornare a vedere grazie a un’app e all’aiuto di volontari

04 Lug 2016

Be My Eyes è un’app che aiuta le persone non vedenti a risolvere piccoli problemi quotidiani grazie all’aiuto di utenti volontari provenienti da tutto il mondo.

Be My Eyes è un’applicazione che nasce da un bisogno concreto ed è un esempio di come la tecnologia può porsi al servizio di chi ha un problema coinvolgendo volontari da tutto il mondo. E’ stata inventata da Hans Jørgen Wiberg, un ragazzo che da anni soffre di un disturbo alla vista  che lo ha portato a una riduzione radicale del campo visivo. Per anni Hans ha lavorato come consulente per persone non vedenti in Danimarca e proprio grazie a questa sua esperienza di vita è nata Be My Eyes

Non si tratta della prima app per non vedenti ma è sicuramente l’unica che scommette sulla solidarietà tra gli utenti. Be My Eyes collega l’utente che ha bisogno di assistenza a un volontario che potrebbe anche vivere in un altro continente. L’idea, come racconta Hans, nasce da una esperienza personale: “Un mio amico non vedente mi ha detto che utilizzava spesso il suo smartphone per contattare amici e familiari su Skype o FaceTime perché gli dessero una mano per piccole cose quotidiane ma il fatto di dover sempre chiamare qualcuno lo metteva a disagio. È da qui che ho iniziato a pensare a un gruppo di volontari che potesse rispondere a questo tipo di chiamate”.

Come funziona l’applicazione

Il lancio dell’applicazione è avvenuto nel gennaio 2015 e ad oggi 27mila persone non vedenti utilizzano Be My Eyes. Anche il numero di volontari che hanno scaricato l’app ha superato tutte le aspettative.

Il funzionamento è semplice: si scarica l’app gratuitamente, ci si registra, si seleziona una lingua e quando si ha bisogno di assistenza si schiaccia il pulsante di chiamata. Il volontario vede sullo schermo del suo telefono il video ripreso dalla fotocamera dell’iPhone del non vedente.

Se il volontario in quel momento non può rispondere, dopo dieci secondi la chiamata viene inoltrata a un altro utente. “Puoi essere sicuro al cento per cento che la persona che risponde è disponibile. Non riceverai mai un no per risposta. Senza contare l’emozione di essere a Helsinki e poter essere aiutato da qualcuno a Sidney”.

La questione sicurezza

Alla fine della chiamata gli utenti possono segnalare un eventuale utilizzo scorretto dell’applicazione. Il team di Be My Eyes ci tiene a sottolineare che è sbagliato partire dal presupposto che le persone non vedenti non possano essere indipendenti a causa della loro disabilità.

«Non vogliamo in alcun modo far intendere che chi non vede sia indifeso o incapace, tutt’altro – sottolinea Hans – la mia speranza piuttosto è che la nostra app possa incoraggiare le persone e dar loro il coraggio di fare cose che normalmente non farebbero». Magari cose piccole ma che fanno la differenza, come preparare una cena per la propria moglie, perché hanno a disposizione l’assistenza visiva di qualcuno che è lì volontariamente.

L’impegno delle aziende per rendere il posto di lavoro inclusivo

Nel mondo oltre 1 miliardo di persone vivono con una disabilità ed è importante che aziende si impegnino sempre di più per rendere il posto di lavoro più inclusivo possibile. AXA ha ospitato nel suo quartier generale di Parigi la Springboard’s 2016 Disability Matters Conference e si è impegnata perchè l’azienda diventi un logo accogliente e accessibile a tutti. Per saperne di più continuate a leggere qui

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