Cambiare vita grazie allo sport. Torna “Lavoro di Squadra” e arriva a Bari e Reggio Calabria – Nati Per

Cambiare vita grazie allo sport. Torna “Lavoro di Squadra” e arriva a Bari e Reggio Calabria

02 Dic 2016

Dopo le esperienze di Torino, Alba e Milano, il progetto di ActionAid rivolto ai NEET sbarca nel Mezzogiorno con il finanziamento di Fondazione con il Sud e Axa Italia

Torna Lavoro di Squadra e questa volta sbarca al Sud con un progetto realizzato coinvolgendo cooperative sociali di Bari e Reggio Calabria. Il 5 dicembre al PalAXA di Milano, nell’ambito dell’evento #AXACafe per il Sud, verrà presentato il nuovo format del progetto che si rivolge ai cosiddetti NEET, giovani tra i 16 e i 29 anni che non studiano e non lavorano. Troppo spesso di questi ragazzi non si occupa nessuno, né il pubblico né il privato e spesso nemmeno le famiglie.
Lunedì 5 dalle 10.30 segui i canali twitter di @AXAItalia e di @startup_italia per scoprire di più sull’iniziativa.

 

L’intervista a Sofia Maroudia, COO di ActionAid Italia

Qualche mese avevamo chiesto a Sofia Maroudia, COO di Action Aid Italia, che cosa significa per una azienda non profit lavorare fianco a fianco con aziende profit per realizzare progetti come Lavoro di Squadra, e quali valori si possono trasmettere ai giovani grazie allo sport. In occasione del lancio del nuovo progetto riproponiamo l’intervista. Per leggerla integralmente cliccate qui.

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Quali sono le principali differenze tra il mondo del profit e quello del non profit? Come dovrebbero venirsi incontro i due mondi nell’ottica di proteggere le nuove generazioni?

Profit e non profit vanno più d’accordo oggi che qualche anno fa. Sono due mondi che si stanno avvicinando sempre di più perché gli obiettivi delle aziende oggi sono diversi da quelli di 50 anni fa: le aziende non guardano più solamente a un profitto economico ma considerano valori come la sostenibilità, e la cura verso le generazioni future come asset su cui far convergere anche sforzi economici. D’altra parte anche le società non profit collaborano sempre di più con le aziende per sostenere progetti importanti. Crediamo molto nella triangolazione tra mondo profit, non profit e del pubblico per dar vita a progetti utili.

 

Così è nata la collaborazione per lavoro di squadra. Può spiegarci in cosa consiste il progetto e quali risultati avete ottenuto?

Lavoro di squadra è un progetto che si è concentrato sui NEET, ragazzi tra i 16 e i 29 anni che non studiano e non lavorano e rischiano l’esclusione sociale. Per loro insieme ad AXA e Fondazione Milan, abbiamo pensato a un percorso di empowerment che puntasse su sport e educazione per aiutarli a tornare sui banchi di scuola o a trovare un lavoro. Ci siamo mossi nel quartiere Gratosolio di Milano e abbiamo coinvolto 35 ragazzi e ragazze in un allenamento costante che riuscisse a far loro riprendere il ritmo lavorativo. Alla fine del percorso la metà di loro ha già trovato un lavoro. Ora ci auguriamo di poter proseguire coinvolgendo altri ragazzi e magari andando anche in altre città.

Sofia Maroudia

Quanto conta per voi la #sostenibilità? Secondo voi le persone sono pronte a cambiare stile di vita per adottarne uno più sostenibile?

Sicuramente qualcosa sta cambiando già ora, nelle persone c’è più consapevolezza, abbiamo più informazioni sui danni che può per esempio provocare lo spreco alimentare e credo che anche in Italia ci siano persone disposte a cambiare il proprio stile di vita, anche se ci sono modelli culturali difficili da combattere. Per questo contiamo molto sulle nuove generazioni. Con Action Aid lavoriamo in 500 scuole in Italia perché crediamo che fin da piccoli bisogna imparare a sperimentare i princìpi della cittadinanza attiva e comprendere che cosa significa diffondere i valori della partecipazione e dei diritti umani, combattere la fame nel mondo e gli sprechi alimentari.

 

#Inclusione: povertà ed esclusione sociale si combattono anche con progetti legati allo sport. Da campionessa di badminton, in che modo pensa che lo sport possa essere una leva per l’inclusione sociale?

Credo moltissimo nel valore dello sport come leva per l’inclusione sociale. Nel progetto Lavoro di squadra abbiamo usato il calcio, e gli allenamenti bi-settimanali hanno effettivamente riabituato i ragazzi al ritmo scolastico e lavorativo portandoli anche a una maggiore consapevolezza delle proprie capacità. In Bangladesh invece abbiamo insegnato ai bambini a nuotare ed è fondamentale saperlo fare in un Paese soggetto a frequenti inondazioni. In Brasile organizziamo ogni anno lezioni di capoeira per recuperare i giovani delle favelas, sono momenti di aggregazione importanti in un Paese con così tante diseguaglianze sociali.

(StartupItalia per Newsroom)

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