City break e nuovo turismo urbano – Quando capire è più bello che evadere – Nati Per

City break e nuovo turismo urbano – Quando capire è più bello che evadere

03 Mar 2017

C’è un nuovo modo di viaggiare. Il modo preferito da una nuova generazione, trasversale e transgenerazionale, attenta ai contenuti ma anche alla forma. I sociologi inglesi l’hanno chiamata “overclass”, una definizione un po’ negativa per indicare chi viaggia per affari ma anche per piacere preferendo le esperienze estetiche al pari di quelle etiche. Quindi meditazione e abiti firmati, luoghi di design e artisti emergenti, cibo etnico e tecnologia dei materiali. Soprattutto è un turismo urbano, che mette al centro dei propri interessi la trasformazione della nostra società, dei suoi consumi, degli stili
di vita soprattutto nelle città metropolitane e nelle nuove aree di sviluppo. Un approccio che mette al centro la mobilità del futuro, la rivoluzione della tecnologia nell’urbanistica, il ruolo dei materiali nella vita. Una visione quindi che nasce da una nuova concezione della città e dell’architettura come tema sociale e culturale.

Pioniere di questa tendenza in Italia è Luca Ballarini, torinese quarantenne fondatore del concept Bellissimo, un atelier di design e di creatività focalizzato sulla città che ha lanciato una formula di turismo urbano davvero originale: 4 giorni in una città straniera, 10 incontri esclusivi con figure locali di rilievo, per soli 20 partecipanti. Dopo il successo del viaggio di esordio a Londra, nel 2016, il format “Urban Creative City-break 10×20” propone la sua seconda esperienza, che è già andata sold out. 4 notti a Amsterdam con una giornata a Rotterdam, 10 incontri con professionisti che animano il fermento creativo (imprenditori, policy maker, designer, architetti, chef…).

shutterstock_583596784Un’idea che risponde al desiderio diffuso di un turismo urbano differente. Il City-break permette di vivere a pieno la scena urbana, conoscere di persona novità e trasformazioni, incontrare professionisti locali di alto livello nei loro studi o passeggiando con loro per le nuove aree della città accompagnati dai protagonisti. Fra questi Kessels Kramer, leader dell’omonima agenzia pubblicitaria olandese pluripremiata, Mirik Milan, il “sindaco della notte” di Amsterdam, che organizza un tour per scoprire i locali di tendenza, il direttore di NDSM & Media City degli hub creativi più sperimentali d’Europa. Ma anche la visita all’headquarter di We Transfer, una delle applicazioni più usate nel mondo da chiunque voglia mandare un documento digitale. A queste destinazioni per così dire concettuali seguono incontri con protagonisti della scena culturale e imprenditoriale, come Jacob van Rijs, fondatore dello studio di architettura MVRDV, tra i più famosi creatori dell’iconica Markthal di Rotterdam; Tomás Libertíny, artista e designer riconosciuto a livello globale, di base a Rotterdam.

L’evidenza è chiara. Oggi il viaggio non è più evasione, distacco, altro da se. Al contrario immersione nella realtà. Immedesimazione in miti e riti. Capacità di comprensione dei rischi e delle opportunità del vivere altrove, in luoghi magari non troppo lontani da noi ma che non conosciamo perché ancorati o filtrati da stereotipi. Il city break e il nuovo turismo urbano propone questa alternativa: chi viaggia, vede e racconta le informazioni più esclusive, i progetti più innovativi, le tendenze più interessanti, le case history più significative, i prodotti d’innovazione più evoluti per professionisti, lettori e appassionati del futuro che verrà.

E’ così che i paesaggi, gli edifici e le tendenze sociali, vengono coordinate e vissute come un unico ecosistema intelligente, composto da elementi diversi che dialogano fra di loro per ottimizzare efficienza energetica 
e comfort. E’ un’idea olistica del viaggio e delle vacanza, che mette insieme sostenibilità e scoperta, progetto e curiosità. In una sintesi, tutto ciò che collega progetto, società, sviluppo, consumo, recupero, rigenerazione, materiali, frontiere, energia, mobilità… E’ questo il nuovo lifestyle del XXI secolo. Che è già qui anche se molti non se ne sono ancora accorti.

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