Coltivare nello spazio, nel deserto in mare: quando l’agricoltura diventa hi-tech – Nati Per

Coltivare nello spazio, nel deserto in mare: quando l’agricoltura diventa hi-tech

26 Apr 2017

Data science, droni, sensori, strumenti e macchinari “interattivi”: l’agricoltura è sempre più tecnologica e connessa. Il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina ha fissato un obiettivo: arrivare in pochi anni al 10% della superficie coltivata con metodi di agricoltura di precisione. Ma oggi studi e sperimentazioni vanno ancora più in là e consentono di coltivare in acqua, in aria e addirittura nello spazio, in assenza di condizioni vitali.serra

Una serra hi-tech, dotata di un sistema di illuminazione a Led per studiare il comportamento delle piante in ambienti chiusi, anche estremi come lo spazio, e sotto stress. Al Centro di Ricerche Enea di Portici, nell’ambito del progetto di ricerca pubblico privato Tripode, i ricercatori stanno inseguendo l’obiettivo di coltivare anche in ambienti privi delle caratteristiche fondamentali per la crescita. Per rendere possibili colture in luoghi chiusi e “difficili”, dai fabbricati alle navette spaziali.
La serra riesce a ricreare un microcosmo in laboratorio, riproducendo fedelmente l’ambiente sotterraneo e aereo della pianta. Per quanto riguarda la luce è un sistema di illuminazione a Led a garantire alle piante luce con lunghezze d’onda selezionate invece dell’intero spettro solare.

Già nel 2015 gli astronauti della Stazione spaziale hanno assaggiato la prima insalata coltivata direttamente nello spazio in condizioni di microgravità. Nel corso dell’esperimento sono state superate diverse difficoltà, come le muffe, l’eccessiva umidità e l’accartocciamento delle foglie.deserto

È l’azienda anglo-australiana Sundrop Farmas, invece, ad aver studiato il metodo per coltivare ortaggi nel deserto: quindicimila tonnellate di pomodori all’anno, coltivati sfruttando solamente luce del sole e acqua di mare, senza bisogno di pesticidi, combustibili fossili e falde acquifere. E senza consumare il suolo, visto che si tratta di colture idroponiche coltivate in un substrato di fibra di cocco, e nel bel mezzo del deserto. La serra super tecnologica si trova nel sud dell’Australia. Il sistema riesce a desalinizzare l’acqua salmastra e riutilizzarla in una serra foderata di cartone così da non necessitare le acque sotteranee. Utilizzando uno stuolo di specchi per reindirizzare il sole del deserto, tutte le esigenze della fattoria sono soltanto la luce del sole e un po’ di acqua di mare per crescere 17.000 tonnellate di cibo ogni anno.

Le Smart Floating Farms sono invece fattorie modulari galleggianti che funzionano grazie a energia solare e risorse idriche sottoutilizzate. Combinano coltura idroponica e acquacoltura. Sono sviluppate a moduli e si ispirano agli allevamenti ittici asiatici secondo una configurazione a rete. Ogni modulo è formato da tre livelli principali:, ognuno dei quali ha un preciso obiettivo: a livello del suolo si sviluppano tecnologie e processi di acquacoltura e di desalinizzazione; al primo piano si sviluppa la coltivazione idroponica ed infine il tetto coperto da pannelli solari, lucernai e sistema di recupero acque piovane. I risultati sono incredibili: si stima per ogni modulo di 7 ettari la produzione di 8.152 tonnellate di ortaggi l’anno ( resa 116 kg/mq) e 1.703 tonnellate di pesce all’anno (resa 24,3 kg/mq).

(StartupItalia per newsroom)

Punteggio: 5.0. da 1 valutazione.
Attendere per favore...

L'autore del post