Come i big data stanno cambiando la nostra vita. Una grande sfida per uomini e aziende – Nati Per

Come i big data stanno cambiando la nostra vita. Una grande sfida per uomini e aziende

28 Set 2016

Lo scenario aperto dai big data è un orizzonte mobile che sta cambiando tutti i punti di riferimento a cui eravamo abituati, i modelli con cui le persone pensavano, agivano, sognavano e costituivano la propria identità, personale e professionale.

I numeri rendono piuttosto bene l’idea del fenomeno in atto. Secondo i dati della School of Management del Politecnico di Milano, in Italia, nel 2015 la penetrazione dei Big data analytics è cresciuta del 14%, pari a un valore di 790 milioni di euro, di cui l’84% è costituito da business Intelligence e il 16% da big data. Ma sono i dati scorporati ad essere ancora più interessanti. Mostrano come la classifica dell’uso degli analytics veda in testa le banche (29%), quindi l’industria( 21%) poi telco e media (14%), PA e sanità (9%), servizi (8%), grande distribuzione (8%), utility (6%) e infine assicurazioni (5%). Il messaggio è forte e chiaro: l’aumento esponenziale delle sorgenti informative spinge le realtà produttive e i singoli individui a vedere negli analytics non solo un asset, un  plus operativo, ma anche un modello alternativo di crescita. E l’Italia è solo un caso ancora marginale nel contesto della globalizzazione.

Per le attività di assicurazione, in particolare, questa metamorfosi radicale pone alcuni quesiti di fondo. Fra questi il più denso di implicazioni è senza dubbio la mutualizzazione. Fino ad oggi, con questo concetto, s’intendeva la condivisione di  un rischio, un debito, un impegno attraverso più soggetti, che ne diventano garanti. Ma oggi questo processo è ancora possibile? Ha senso parlare di mutalizzazione al tempo dei big data? Come dicevamo lo scenario è solo all’inizio ma ormai ogni giorno si moltiplicano algoritmi che calcolano quello che ci piace mangiare, come ci piace gestire il nostro tempo libero, i nostri gusti nello shopping, i nostri viaggi, la salute e i consigli per vivere una vita sana, le nostre attitudini alla guida, e tutte le attività ordinarie e straordinarie.

Se pensate a come impiegate il tempo, nell’arco di 24 ore per 365 giorni all’anno, siete in ritardo perché sono già all’opera algoritmi che analizzando ciò che abbiamo fatto e vagliando quello che potremo fare ci indirizzano in ogni scelta della nostra vita. Un orizzonte affascinante, ma anche abbastanza scioccante. Ma l’aspetto più sorprendente è che ormaiviviamo dentro questa nuova realtà senza (quasi) essercene accorti. E accorgersene.

Ma come funzionano i big data?

Come è stato ed è possibile tutto questo? Dalle tracce digitali che lasciamo ogni istante sul web attraverso i computer e i device elettronici che usiamo ormai in ogni istante della nostra vita quotidiana. Quale città ci piacerebbe visitare, quali scarpe vanno di moda quest’anno, su quale malattia ci siamo informati, quali auto abbiamo analizzato, quale ristorante abbiamo prenotato, quante ore abbiamo dormito e quanti passi abbiamo fatto in un giorno. Matematici, ingegneri analisti scrivono algoritmi che intrecciano questa mole di dati (appunto Big Data) e ci forniscono spunti, cercando di intercettare, indirizzare e condizionare ogni nostro processo di scelta.

Siamo solo all’inizio quindi oggi, nella maggior parte dei casi, gli output di questi modelli matematici sono piuttosto grossolani, ma di sicuro sono destinati a migliorare rapidamente, sfruttando meccanismi di auto apprendimento. Nello scenario appena descritto si può facilmente comprendere che il principio di mutalizzazione così come lo conosciamo non ha più senso di esistere è semplicemente “estinto”, o in via di estinzione. Ma l’industria assicurativa fonda la sua ragione di esistere su questo principio. Mutualizzando, quindi condividendo i rischi con altri attori, il prezzo che pago è proporzionalmente inferiore al possibile danno che potrei subire se si concretizzasse un evento nefasto  e distruttivo. Ma se si può determinare con un grado di precisione piuttosto elevato il prezzo del rischio che corro, ecco che il principio di mutualizzazione viene a decadere.

Ecco la grande trasformazione

Ognuno di noi ha un proprio prezzo del rischio che corre, ed è ciò che sarà disposto a pagare. Questo è il contesto in cui si devono muovere le compagnie assicurative sviluppando capacità di analisi predittiva basata sui big data, cosa che fino ad ora non è mai stato fatto.Gli skills richiesti sono quindi radicalmente diversi da quelli su cui questa industria è stata fondata. Così come per le case automobilistiche, dove si sta passando da una predominanza di ingegneri meccanici a informatici, elettronici ed esperti di software, nell’assicurazione del futuro le nuove competenze dovranno afferire alla sfera dell’analisi dei dati, della costruzione di algoritmi predittivi, ad un nuovo modo di comunicare in logica social,con l’ attitudine empatica che permette di comprendere dove, quando e come vuole essere protetto il cliente.

Un cambiamento epocale, che prova le risorse individuali e la capacità delle aziende di reagine e prepararsi ad altri standard. L’aspetto negativo del cambiamento non è solo la sua entità, ma soprattutto la velocità con cui deve essere messo in atto. Il mondo che ci circonda, di cui facciamo parte e in cui siamo artefici, sta mutando ad una velocità mai vista prima. Oggi è normale essere “connessi” 24 ore al giorno per sette giorni alla settimana, è normale fare la spesa online, è normale fare un lavoro che solo due anni fa non esisteva, è normale essere a scuola con persone provenienti da tutti i continenti.

Tutte queste cose costituiscono la nostra esperienza quotidiana, che solo ieri era impossibile quasi da immaginare, imprevedibile anche solo pochi anni fa. Viviamo in un’epoca di cambiamento “esponenziale” dove in poco tempo le abitudini vengono e verranno sempre più stravolte diventando la nostra “normalità”. E qui c’è un primo tema perché l’essere umano di natura è lineare, interpreta il cambiamento in maniera geometrica.

Passando un certo tempo x ci si aspetta che le cose cambino y in maniera prevedibile, poichési ritiene di conoscere la derivata prima, o meglio la velocità del cambiamento che rispecchia le nostre aspettative, ciò che abbiamo già vissuto o imparato nel passato. Questa logica però trasportata nel nuovo contesto aumenta la probabilità di fare errori di prendere decisioni sbagliate in maniera incredibile, o meglio appunto esponenziale. Da qui si origina il feroce contrasto che tutti viviamo e percepiamo: da un lato il bisogno di innovare, provare e testare imparare sbagliando, dall’altra l’atavica avversione all’errore che esiste nella cultura industriale Italiana.

Gli anglosassoni hanno reinterpretato la parola FAIL (fallire) in First Attempt In Learning. Ecco, in questa semplice reinterpretazione di una parola si nasconde un cambiamento culturale  di enorme entità. Solo le aziende che sapranno re-interpretare loro stesse, rischiare, sviluppare una cultura imprenditoriale e quindi reinventarsi, potranno sopravvivere.

Gianluca Zanini per Newsroom

@zanini_gi

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