Comprendere i talenti e portare lavoro dove non c’è. Il lavoro del Centro Hurtado a Scampia – Nati Per

Comprendere i talenti e portare lavoro dove non c’è. Il lavoro del Centro Hurtado a Scampia

06 Set 2016

La loro storia di protezione ha vinto la scorsa edizione di Nati per proteggere . “Gli acquisti fatti grazie all’utilizzo del premio ci permettono di confrontarci col mercato in modo più solido”

Creare bellezza lavorando su competenza e professionalità, è questo l’obiettivo del Centro Hurtado una realtà nata nel cuore di Scampia che da anni si occupa di aiutare ragazzi del quartiere di Napoli a intraprendere percorsi di formazione che li aiutino a entrare nel mondo del lavoro. Parlare di legalità, scuola e lavoro in un contesto dove l’unica forma di  lavoro nota è quella del sommerso è certamente una sfida e il Centro Alberto Hurtado l’ha accolta ponendosi come obiettivo lo sviluppo delle potenzialità delle persone. Un mestiere non sempre facile quello dei padri gesuiti ma che può dare soddisfazioni importanti come quella di aver creato nel 2013 un proprio marchio fatto@scampia, e un negozio online che vende prodotti realizzati dai ragazzi e ragazze del centro. Il Centro ha al suo interno un laboratorio di cartotecnica, una sartoria e un laboratorio per il restauro di libri.

Grazie alla storia “I ragazzi di Scampia”, il Centro Hurtado ha vinto la seconda edizione del concorso Nati per proteggere aggiudicandosi un premio del valore di 50.000 euro.  A quasi un anno dalla vincita abbiamo chiesto a Padre Sergio Sala, direttore del Centro Hurtado di raccontarci qualcosa di più sul loro modo di fare innovazione sociale in prima linea

E’ passato quasi un anno da quando la vostra “storia di protezione” ha vinto la seconda edizione del concorso “Nati per proteggere”. Che cosa è cambiato al Centro Hurtado – anche grazie all’utilizzo del Premio?

La nostra cooperativa è nata dieci anni fa sulla spinta della solidarietà, ma se vogliamo dare autonomia e stabilità ai soci lavoratori, il mondo della solidarietà deve gradatamente lasciare spazio al commercio con tutte le sue leggi e procedure. Un segnale di questa voglia di crescita è il marchio fatto@scampia, apparso nel 2013 quando la cooperativa aveva otto anni di vita. Gli acquisti fatti grazie all’utilizzo del Premio ci permettono di confrontarci col mercato in modo più solido e quindi di affrontarne la sfida.

La realtà nella quale operate è particolarmente complessa. Le nuove generazioni, grazie anche alle nuove tecnologie, possono essere più ricettive?

Le nuove generazioni utilizzano le nuove tecnologie in modo interattivo molto più che le precedenti, a volte per varie ore al giorno. Purtroppo in media solo una piccola parte del tempo speso sui dispositivi elettronici è finalizzato alla crescita umana e professionale. Per questo è indispensabile una formazione all’uso della tecnologia, altrimenti quello che dovrebbe essere un potente strumento per trovare lavoro diventa un ostacolo alla professionalità, quello che dovrebbe essere uno strumento di libertà diventa uno strumento di dipendenza. L’accompagnamento educativo continua ad essere fondamentale.

Nella terza edizione del concorso abbiamo cercato di raccontare l’innovazione sociale, un concetto fondamentale per tante realtà. Per voi che cos’è e come la vivete ogni giorno?

Il termine “innovazione sociale” va affiancato a “capitale umano”. Il primo senza il secondo non desterebbe la nostra attenzione, il secondo senza il primo non avrebbe sbocchi lavorativi. Il tutto va condito con inventiva, tempo, coraggio, pazienza. Un esempio che sta funzionando è la coltivazione di ortaggi nel carcere di Secondigliano, che copre non solo il fabbisogno del penitenziario, ma anche di un ristorante pensato dallo stesso progetto di innovazione sociale. Il raccolto è andato talmente bene che si pone il problema di aumentare i punti vendita.

Quali sono i vostri progetti per il futuro?

Le idee ed i sogni non mancano, ma siamo restii a fare proclami prima del tempo per non alimentare false aspettative. Possiamo in ogni caso dire che, affinché la nostra cooperativa possa svilupparsi in modo organico, dobbiamo migliorare la commercializzazione e per far questo la comunicazione: il “fatto@scampia” deve diffondersi, e la nuova produzione dovrà essere l’occasione per lanciare messaggi positivi al fine di mobilitare le coscienze.

Il tema lavoro è per noi centrale anche fuori dal Centro Hurtado: vorremmo potenziare l’accompagnamento ai disoccupati, partendo dai talenti di ognuno e cercando soluzioni sia classiche (ricerca di assunzioni nel settore privato, preparazione ai concorsi nel settore pubblico), sia innovative (piccole attività in proprio).

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