Controesodo, o più semplicemente rientro dalle vacanze. – Nati Per

Controesodo, o più semplicemente rientro dalle vacanze.

05 Set 2016

Una sensazione che se si avverte subito, in autostrada treno o aereo, diventa concreta e seria qualche settimana dopo, pienamente reintegrati nella routine.

Quasi sempre però il problema non è il lavoro in sé, che anzi spesso è molto meglio di altri, ma tutto quello che ci sta attorno. L’orario, la distanza, le preoccupazioni… E forse tutte queste cose assieme. E’ in questo periodo, il più delicato dell’anno, che si affaccia alla mente il pensiero killer, quello che il buon senso comune e le contingenze economiche non suggerirebbero. Lasciare, mollare, prendere uno spazio e un tempo. Un pensiero proibito che invece ha il diritto di trovare cittadinanza ed essere attentamente vagliato.

E’ il nostro cervello, infatti, a funzionare così. E il fatto che la maggior parte delle persone non lo faccia poi nella realtà non cambia il significato di quello che si prova.
Il vero senso del controesodo è soprattutto questo. Aiutarci a prendere in considerazione, più rilassati e freschi, cinque ragioni logiche per cambiare la propria vita, aderendo più da vicino alle proprie sensazioni profonde.
La prima ragione è che pensare troppo al futuro non incide sul futuro, anzi. Studi approfonditi dimostrano che nessuno può prevedere il futuro, nemmeno i più previdenti che si basano su analogie storiche. Dunque ogni scelta riguarda il presente e la necessità del presente. E’ questa la lezione del libro di Eckart Tolle, “Il potere di adesso”, dove si chiarisce e si insegna come solo concentrando le proprie energie sul presente, qualunque esso sia, si può trovare la via per il futuro, che può essere d’uscita dai problemi oggettivi e soggettivi ma soprattutto il senso delle proprie aspettative.

Il secondo motivo è che la vita del XXI secolo appare sempre più un viaggio che come una destinazione. Oggi il continente umano mostra una frantumazione crescente della società che corrisponde un’autonomia rinvigorita dell’individuo. Se fino a ieri questi era definito e confinato in ruoli sociali fissi da millenni – come il lavoro e la famiglia – oggi sperimenta un affrancamento dalla norma, che non è la mancanza di regole ma la loro riscrittura. L’immaginario, il piacere, il sogno diventano forme di dissoluzione dei vincoli. Non dipende solo dal downsizing economico o dai flussi della finanza, ma oggi il piacere, l’evasione e il gusto sono pulsioni che hanno altrettanto valore quanto il dovere, la costanza, il progetto.

Un’altra ragione per cambiare attiene invece molto alla fisica quantistica, che volgarizzata prevede che se non si fanno cose diverse è molto difficile che accadono. Un principio ormai considerato centrale nel funzionamento oggettivo della realtà, quindi valido anche nell’agire quotidiano. Se è vero che il punto di vista dell’osservatore influenza l’esperimento, in maniera altrettanto profonda quanto gli strumenti con cui si realizza, diviene allora evidente che solo cambiando punti di vista, consuetudini e priorità si possano creare le condizioni per cambiare la propria vita, il cui punto centrale almeno in chiave quantitativa è proprio il lavoro.

Del resto cambiare è l’unica possibilità di provare la propria adattabilità e quindi di scoprire dentro di sé risorse fino al giorno prima impensate. Ovviamente non sempre mentre quasi sempre il rischio è alto: il rischio di non essere all’altezza e trovarsi alle prese con un problema più grande di prima. Ma questo rischio non si può mai calcolare in anticipo: per conoscerlo va corso, perché riguarda non la conoscenza ma il sapere, che è la conoscenza filtrata dall’esperienza. In sintesi, la vita è fatta di scelte e ogni scelta ha lo stesso valore. Perché non si può mai sapere, davvero, quale sia la migliore. E quali opportunità apra dopo averne chiuse altre.

Walter Mariotti

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