Cultura e bellezza? Meglio puntare sul digitale. Le strategie per far crescere il turismo in Italia e battere la Cina – Nati Per

Cultura e bellezza? Meglio puntare sul digitale. Le strategie per far crescere il turismo in Italia e battere la Cina

12 Ott 2016

In Italia è boom di turisti stranieri, sebbene le strutture e il digitale non siano all’altezza

I numeri fanno sempre riflettere. Mentre si discute della portata della crisi economica, anche quest’anno un miliardo di persone viaggeranno per piacere, facendo registrare alla fine di dicembre probabilmente un incremento del 5% più o meno 50 milioni di turisti in più.

Un contesto favorevole all’Italia, che con quasi 82 milioni di visitatori è una delle destinazioni preferite. Anche se nella classifica internazionale ormai siamo solo al quinto posto fra le mete mondiali, arrivando dopo Francia, Usa, Spagna e addirittura Cina.

Molto turismo, pochi ricavi

Il dato più significativo è però la classifica degli introiti, che con 37 miliardi vede un aumento del 4,5% nel 2015 rispetto al 2014, ma ci posiziona al settimo posto in classifica.

Perché questi milioni di turisti che arrivano in Italia spendono meno di quello che potrebbero? E soprattutto perché spendono meno di quanto avviene in Spagna e in Francia? La domanda è d’obbligo perché secondo i dati dell’Enit la maggior parte dei turisti in Italia proviene dall’Europa e dagli Stati Uniti, ma il vero mercato sensibile è il Medio Oriente e quello significativo l’Oriente, che procapite ha un capacità di spesa molto elevata. Soprattutto il mercato cinese, che è meno interessato alle bellezze artistiche e culturali, al mare e alle montagne e più al lifestyle, ovvero a quei percorsi esperienziali che rendono unica la permanenza in Italia.

Dove vanno gli italiani

D’altra parte le statistiche raccontano un flusso inverso di connazionali. Probabilmente, alla fine del 2016, gli italiani che avranno deciso di andare in vacanza saranno stati  circa 35 milioni, ma solo il 27% sarà in Europa e il 9% in Asia o America. Tutti gli altri avranno scelto di  rimanere in casa, specialmente in Sicilia e in Puglia, oppure vicino, come Grecia, Egitto e Turchia, anche in quest’ultimo paese le notizie politiche hanno fatto crollare gli arrivi di oltre il 30%. Tendenze tutto sommato normali, o almeno che confermano i dati storici. Gli italiani non amano avventurarsi per piacere e il mare resta la destinazione preferita delle famiglie, soprattutto nei mesi canonici luglio e agosto.

toscana

Cibo, bellezza ma soprattutto sicurezza

Ma il dato vero per l’Italia è quello che riguarda la sicurezza. Se i dati dei tour operator registrano un aumento di richieste per il nostro paese da Emirati e Olanda, Usa e Germania è America e Australia, è perché il nostro viene considerato uno dei paesi a maggior sicurezza. Un elemento che pesa nella scelta come il cibo, le bellezze artistiche, il fascino della storia. Sulla sicurezza del paese si basano tutte le altre percentuali positive, dimostrando come ormai il souvenir di cibo sia superiore (62%) di quello tradizionale e l’abbigliamento (50%) venga preferito all’acquisto di artigianato (25%).

E’ evidente così ce sulla sicurezza, le sue derivate e le sue performances, che sostengono tutte le altre, sarà necessario porre l’attenzione per le politiche culturali del futuro e le loro applicazioni.

Un paese molto bello, ma poco digitale

Di fronte a questi dati il tallone d’Achille del sistema culturale del Paese resta il digitale, ormai il canale preferito da chi consuma vacanze. Considerando soltanto le mete artistiche, l’Italia è un gigante rispetto agli altri paesi, con un patrimonio che rappresenta – secondo alcune stime – oltre la metà della cultura mondiale e comunque il più alto numero di siti Unesco al mondo: 51 siti, fra cui 47 storico-artistici e 4 naturali. Di fronte a tutto questo la presenza digitale del Paese, ovvero la rappresentazione virtuale delle sue ricchezze e della sua storia, il modo di consumarle e di viverle è del tutto inadeguata. Il ministro Dario Franceschini ha tentato di introdurre elementi digitali e manageriali nella gestione dei musei, dei siti e di tutti quelli che si chiamavano “giacimenti culturali” del Paese, ma le loro performances digitali sono ancora molto indietro. Rispetto all’Europa, al resto del mondo e soprattutto al valore che rappresentano.

Secondo studi degli analytics di Google, la maggior parte dei siti italiani raggiunge in una classifica tra 1 e 10 circa il 6 mentre i siti più visitati ed efficienti – fra tutti il Cenacolo di Leonardo, il Museo Egizio di Torino, il Forte di Bard – risultano tra 7 e 10 e quindi molto sotto patrimoni anche minori, come la Torre di Londra (13), la Tour Eiffel (15) e il Prado (16).

La cultura digitale come soluzione economica

Nel 2015 i musei italiani hanno registrato oltre 42 milioni di visitatori. Secondo gli analisti, con una presenza digitale diversa e migliore si potrebbe salire anche fino all’1 per cento, ovvero a quasi 4 milioni di visitatori in più, con tutto quello che ne consegue. Numeri che fanno riflettere sulle potenzialità culturali ed economiche del Paese ma anche sui limiti, economici che presuppongono una via d’uscita culturale.

(Walter Mariotti per Newsroom)

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