Generazione X, i pionieri digitali – Nati Per

Generazione X, i pionieri digitali

16 Giu 2017

Quale è il rapporto tra generazioni e innovazione? Perché alcune sono molto portate ed altri, al di là delle eccezioni, sembrano mostrare difficoltà strutturali o meglio, appunto, “generazionali”? Una domanda che si è posta la banca d’affari Barclays, chiedendo all’università di Liverpool una risposta. Il risultato è uno studio che  ha fatto emergere una serie di punti critici, che spiegano bene le caratteristiche della generazione X, quella dei nati tra il 1961 e il 1980. I segni distintivi di questa generazione sono alcuni aggettivi che la descrivono con precisione: compiaciuti, precari, in bilico fra l’affermazione di sé e l’autodistruzione.

La X deriva da Generation X, il romanzo di Doug Copland, il primo ad aver azzardato un ritratto della generazione più sottovalutata di sempre, in particolare da quei baby-boomer che avevano vissuto appieno il Sogno Americano, lasciando ai propri figli quel che ne rimaneva. E’ lo stesso passaggio che si trova in tanta letteratura e cinematografia italiana, da Signori e signore di Pietro Germi a Il capitale umano di Paolo Virzì: l’idea cioè che si debba crescere con l’idea della vittoria, della felicità, magari mascherandola con una vita finta, una moralità vecchio stampo che scoppia a volte in raptus come quelli di Arancia Meccanica, uno dei capolavori di Stanley Kubrick, 1971, dove l’autodistruzione, il terrorismo urbano e soprattutto la fine di una morale pubblica e privata diventano elementi costitutivi della società. E non più casi isolati.

Gli X sono i testimoni del tramonto del mondo analogico e l’alba del mondo digitale, i primi ad usare i personal computer e a programmare in codice COBOL o BASIC. Ma anche ad usare i telefoni portatili e le e-mail di prima generazione, che diventeranno presto short messages. Da questo la loro predilezione per mail e sms, assieme alle altre iniziative pionieristiche che la grande rivoluzione tecnologica che si affermerà alla fine del XX secolo porterà.

La generazione X conosce e partecipa all’innovazione della comunicazione. I media iniziano ad alleggerirsi, a divenire sempre più personal (walkman, PC, cellulare), si passa da un modello comunicativo prettamente informativo all’intrattenimento puro, fatto di videogame, sale giochi e cartoni animati. Secondo la ricerca di Barclays, è per questo che gli X sono i più social di tutti, perfino dei Millennials, e scoprono per primi i selfie e le chat di gruppo. Del resto sono gli X che hanno inventato Google, Yahoo! e hanno spianato la strada ai loro successori, i nativi digitali.

Secondo i dati di un’altra ricerca, condotta da Nielsen, gli X sono quelli che passano più tempo sui social: circa 7 ore a settimana su Facebook, quasi un’ora in più dei Millennials. A differenza di questi ultimi, però, sono fruitori consapevoli: vanno alla ricerca di informazioni utili, sconti e scelgono quali prodotti acquistare solo dopo aver consultato recensioni e opinioni di chi ne è già un consumatore. Secondo il sito Ninjamarketing, che ha dedicato molto spazio alle ricerche sulle generazioni, la X è quella che si caratterizza per “produttività e personalizzazione: sono i primi ad essere entrati in contatto con la democratizzazione di Internet, e hanno fin da subito apprezzato il considerevole aumento dell’efficienza (in attività come la scrittura o la stampa casalinga dei propri documenti) e la possibilità di costruirsi ambienti virtuali (o avatar) a propria immagine e somiglianza.”

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