Giornata mondiale senza tabacco. Dieci consigli per smettere di fumare – Nati Per

Giornata mondiale senza tabacco. Dieci consigli per smettere di fumare

31 Mag 2016

Il 73,0% dei fumatori italiani ha iniziato tra i 15 e i 20 anni e il 12,9% anche prima. “La motivazione principale all’iniziazione al fumo di sigaretta rimane, costantemente nel tempo, l’influenza dei pari”. Si smette infatti di fumare “mediamente a 42,4 anni in entrambi i sessi e principalmente per motivi di salute”. Fra le cause per cui si dice addio al fumo, anche il costo.

Nel 1988, per festeggiare 40 anni di attività, a Ginevra, nel palazzo dell’Organizzazione mondiale della sanità-OMS, si cercava una battaglia che più rappresentasse l’impegno sovranazionale per la salute nel mondo. La scelta cadde sul tabacco. La “Giornata mondiale senza tabacco”, che si celebra oggi in tutto il mondo, è così un simbolo nel simbolo. I funzionari di questa “Onu sanitaria” individuarono, in questo antico piacere dell’umanità, castigato come vizio in epoche più recenti, tanto da diventare nella vox populi capace “di ridurre l’uomo in cenere” come il vino e il sesso, un obiettivo di sensibilizzazione in grado rappresentare, nello stesso tempo, il massimo dell’attacco alla salute umana e il vertice della corresponsabilità dell’uomo. Niente, infatti, si prestava allo scopo come una malattia letale, perché il carcinoma polmonare dava allora poche speranze, cui l’uomo andava incontro per scarsa consapevolezza, trascuratezza, cattiva comunicazione.

Un abbraccio mortale

Da allora, ogni 31 maggio, le associazioni per la lotta contro il cancro non si sono fatte scappare l’occasione di ricordare, non senza una punta di terrorismo psicologico, che quello con le “bionde”, era in realtà un abbraccio mortale, che la poesia di celluloide di uomini e donne avvolti in nuvole di fumo biancastro e celebrati nel passato dagli Studios, da Gloria Swanson a Humphrey Bogart, era posticcia, come svelerà il National Cancer Institute americano nel 2008, documentando come le star hollywodiane fossero a libro paga di Big Tobacco.

Un mito in… fumo

Forse per i divieti, sempre più numerosi, forse per la consapevolezza, accresciuta, del valore della salute, forse anche per le campagne di sensibilizzazione, culminate con l’uso dei pacchetti stessi come estremi veicoli di dissuasione, forse, infine per le cause milionarie che, soprattutto in America, le varie fondazioni dei malati avevano promosso (ma anche in Italia, 11 anni fa, fu pronunciata la prima sentenza contro l’Ente tabacchi italiano), forse per tutti questi motivi assieme, il fumo è calato in tutti i Paesi avanzati. In Italia, come ha documentato l’anno scorso l’Istituto superiore di sanità-ISS, i fumatori sono scesi a 10,9 milioni, il 20,8% della popolazione: 6,3 milioni di uomini (il 25,1%) e 4,6 milioni di donne (16,9%). L’ISS s’era lamentato che fossero sostanzialmetne stabili, dimenticando per che, nel 1980, l’ISTAT raccontava che che i tabagisti erano quas 35 italiani su 100, 34,9% per l’esattezza.

La top ten al contrario

Per questo le grandi compagnie del settore, che hanno abbracciato da anni un profilo più responsabile in questa parte di mondo, hanno cominciato, da anni, a guardare con interesse a tutta l’area del mondo emergente, dall’Europa orientale al Far East, dall’Africa all’America Latina. Nel 2014, ai primi 10 posti della classifica mondiale del fumo, secondo il Tobacco Atlas, c’erano Cina, Russia, Usa, Indonesia, Giappone, Germania, India, Turchia, Corea del Sud e Vietnam.

Il punto, come è tornato a dire l’OMS nei giorni scorsi, è che nel resto del globo si comincia sempre prima ad accendersi una sigaretta: degli 1,2 miliardi di adolescente nel mondo, avvertono da Ginevra, fuma almeno uno su 10.

Cosa succede in Italia

E nel Bel Paese? Secondo l’ISS, il 73,0% dei fumatori ha iniziato tra i 15 e i 20 anni e il12,9% anche prima. “La motivazione principale all’iniziazione al fumo di sigaretta rimane, costantemente nel tempo, l’influenza dei pari”, hanno spiegato i medici, così come è la salute l’argomento forte per dire addio al tabacco. Si smette infatti di fumare “mediamente a 42,4 anni in entrambi i sessi e principalmente per motivi di salute”. Fra le cause per cui si dice addio al fumo, anche il costo, andato lievitando. Una motivazione, quest’ultima, che però ha aperto anche un altro scenario: quello dei giovani che, per risparmiare, consumano tabacco sfuso, producendosi le sigarette con cartine e filtri. Una soluzione più cheap, certo, ma che non ha l’aria di essere ugualmente conveniente per la salute.

Perché, in ogni caso, bandi o no, campagne o meno, allerta o indifferenza, di fumo si continua a morire: sei milioni di decessi all’anno nel mondo, secondo l’OMS, ossia un po’ di più della popolazione del Lazio, che fa 5,89 milioni di abitanti. L’Italia, secondo l’ISTAT (2012), dava un contributo con circa 83mila decessi stimati. Più di quanti spettatori possano entrare al Meazza di Milano, che può contenere 80.018 persone. Uno stadio di vite andate in fumo ogni anno.

Dieci amici pericolosi

Cosa c’è dietro una sigaretta? Il fascino del fumo lentamente ma inesorabilmente sta lasciando il posto alla consapevolezza, alla conoscenza e quindi al rifiuto. Anche perché gli ingredienti con cui è fatta non sono proprio i più raccomandabili. Eccoli in sintesi.

  1. Ammoniaca. Proprio così, quella che si usa per pulire la tazza del bagno. L’ammoniaca infatti trasforma la nicotina in gas perché sia più assorbibile da polmoni e sangue. È questo il vero fattore di dipendenza. E da qui nasce tutto il resto.
  2. Arsenico. È un veleno letale, non solo nei romanzi gialli ma anche nei prodotti contro ratti e scarafaggi. Attraverso il fumo si accumula nel corpo, intaccanado i tessuti e le funzionalità di  cuore, sistema nervoso e vasi sanguigni ma soprattutto la capacità di riparare i danni al DNA. E’ un elemento altamente cancerogeno.
  3. Benzene. Derivato dalla combustione del carbonio è elemento base del petrolio. Si genera nei vulcani o durante gli incendi e il suo uso precipuo è nei carburanti o nei pesticidi. Il 50% dell’assorbimento umano di benzene si deve al fumo di sigaretta, passivo o attivo. Secondo le ultime ricerche lo considerano il responsabile numero uno delle leucemie anemie, ma anche di danni ai tessuti ossei e ai feti durante le gravidanze.
  4. Cadmio. Serve a fare giocattoli per bambini, automobili e batterie. Devasta reni e pareti delle arterie. Sebbene si espella con l’urina fumando se ne aspira una quantità superiore alle possibilità di espellerlo.
  5. Catrame. In letteratura è il classico colore dei fumatori, delle loro dita, denti e vestiti. In chimica un mix di sostanze residuali della combustione anche quando le sigarette sono a basso contenuto. Per l’organismo è pessimo sotto tutti i punti di vista, a partire da quello estetico.
  6. Cianuro d’idrogeno. Altro killer spietato, è inesorabile specialmente con cuore, vene e vie respiratorie. E’ la causa della tosse secca che accomuna tutti i fumatori.
  7. 
Cromo. Principale responsabile del cancro polmonare. Debilita le difese immunitarie, rendendo vulnerabile il DNA.
  8. Formaldeide. Usata dagli entomologi per mettere gli insetti al sicuro dal tempo, è molto apprezzato per realizzare i deodoranti per la casa e per riporre i tessuti nell’armadio. Nel corpo umano invece ha un effetto un po’ diverso: irrita le mucose di naso e gola, arrossa gli occhi. Le sue responsabilità nella sindrome cancerogena sono acclarate.
  9. Monossido di carbonio. Inodore, insapore, resta un gas fatale. Ingannando lo ione ferro, si fa passare per idrogeno e così conquista l’emoglobina facendo diminuire la quantità di ossigeno nel sangue. Con il risultato che l’organismo accelera l’invecchiamento e perde la sua base.

E dieci consigli da amici

Praticamente ogni fumatore che si rispetti ha almeno un nonno che ha campato fino a cent’anni fumando due pacchetti al giorno. “Ed erano le Nazionali senza filtro!”. I tabagisti più fortunati, poi, hanno anche un amico che aveva un conoscente che aveva almeno un cugino salutista e vegetariano  morto improvvisamente il mese scorso a soli 40 anni senza aver mai fumato una sigaretta in vita sua. “Quando arriva il tuo momento…” Tutti i fumatori, anche quei pochi coi nonni morti giovani, anzi forse a maggior ragione, sciorinano un cinismo degno di una laurea in filosofia ad honorem. Ma soprattutto ad odorem.

Aforismi acutissimi del tipo “di qualcosa si dovrà pur morire” oppure il più articolato e finemente provocatorio “non voglio mica vivere da malato per morire sano”. D’altronde se persino Camus lo disegnano solo con la Gauloises in bocca ci sarà ben un motivo….
Al di là del fatalismo di facciata però, ogni fumatore sa, sotto sotto, di essere un po’ pirla. Fumare fa molto male, costa un sacco di soldi e cancella altri piaceri della vita, come i sapori, gli odori e inseguire l’autobus senza stramazzare al suolo dopo tre metri.

La verità è che smettere è molto, molto difficile. Talmente difficile che secondo le statistiche, a livello mondiale, il 90% dei tentativi fai da te fallisce. Ecco comunque dieci consigli per chi decidesse di farsi furbo e provarci.

  1. Pianifica. Una volta uscito dal tunnel del fumo starai meglio, avrai più fiato, più soldi, una pelle migliore, la pressione più regolare e chi più ne ha più ne metta. I primi giorni però saranno pessimi e le prime 48 forse anche peggio. Tra i sintomi più ci sono mal di testa, capogiri, difficoltà a concentrarsi e perdita del senso del tempo e nervosismo accentuato. Insomma corri il rischio di essere una bomba a orologeria. Ecco perché ti conviene programmare l’ultima sigaretta tenendo conto degli impegni lavorativi e sociali.
  2. Cerca aiuto. Essere un vizioso può essere cool, essere un tossicodipendente è da poveri sfigati, di conseguenza si parla di vizio quando in realtà il tabagismo è una vera dipendenza alla nicotina, una sostanza che induce la produzione di dopamina  e adrenalina, due neurotrasmettitori associati al piacere, al benessere e all’euforia.  La cosa migliore per curarsi da questa dipendenza è quindi rivolgersi a uno specialista, evitando i “metodi miracolosi” come il fumo negli occhi.
    Il medico curante saprà indirizzarci a uno dei circa 400 Centri Antifumo di ospedali e Asl del nostro Paese. Con l’aiuto farmacologico e psicologico fornito da un centro specializzato le possibilità di successo salgono al 50%.
  3. Non arrenderti al primo fallimento. Sei stato avvertito, se ti metti in testa che “domani smetto” hai ottime probabilità di ricominciare dopodomani. ma non disperare: puoi fare tesoro del primo fallimento per riprovarci ancora con i debiti aggiustamenti.
  4. Condividi la tua lotta. Rendi partecipi amici e parenti dell’obiettivo che ti sei proposto. Se ti vogliono davvero bene ti aiuteranno a superare i momenti difficili e a mantenere la barra diritta anche nella tempesta. Se invece dovessero reagire con pernacchie e anelli di fumo in faccia, mettila così: sei circondato da stronzi, ma hai una scusa per continuare a fumare.
  5. Affoga i dolori nell’acqua. La nicotina è idrosolubile, quindi bevendo almeno due litri d’acqua al giorno depuri più rapidamente l’organismo dalla sostanza che ti rende schiavo e riduci la sindrome da astinenza. Ogni volta che ti viene la voglia di fumare, beviti un bicchiere d’acqua e tieni duro: l’impellenza di solito passa nel giro di 5 minuti. E comunque alla toilette è vietato fumare.
  6. Evita le tentazioni. Hai cominciato a smettere, ora devi continuare a non ricominciare. Rileggila. Per facilitarti la vita devi fare in modo di pensare il meno possibile al tabacco. Superfluo dire che non devi comprare le sigarette, meno scontato evitare quelle azioni quotidiane legate indissolubilmente al fumo. Caffè subito dopo pranzo, pausa di riflessione serale sul balcone di casa, portare fuori il cane… All’inizio non è facile né comodo (nemmeno per il cane), ma che cosi ci vuoi fare, eri un fumatore abituale e devi per forza di cosa modificare le tue abitudini.
  7. Depura la casa. Per la stesse ragioni del punto precedente devi reinventare i tuoi spazi. In primis devono sparire accendini, fiammiferi, posacenere. Poi potrebbe essere il caso di eliminare o per lo meno spostare la poltrona su cui eri solito avvelenarti allegramente i polmoni. Se il tuo salotto puzza di fumo come lo scompartimento di un treno turco  a lunga percorrenza, pulisci l’aria con un bel profumatore o qualche mazzo di fiori. Insomma devi dare al tuo cervello meno scuse possibili di pensare al tabacco.
  8. Rito e ritrito. Parte della difficoltà nello smettere è data anche dalla ritualità del gesto. Adesso che non puoi più metterti in bocca una sigaretta, ti tocca trovare un sostituto. Il lecca lecca alla tenente Kojak potrebbe non essere la soluzione adatta, non foss’altro per motivi estetici. Una gomma da masticare senza zucchero dà meno nell’occhio, sedani e carote crude fanno pure bene.
  9. Vaporizza. Se passare direttamente dalla sigaretta al gambo di sedano è un passo troppo lungo, puoi provare la tappa intermedia della e-cigarette con una miscela a ridotta quantità di nicotina. L’Organizzazione Mondiale della Sanità conferma che le sigarette elettroniche sono meno dannose di quelle tradizionali, ma sottolinea come non possano ancora esistere dati di lungo termine. Sono farmaci , non panacee. Consolati pensando di metterti a disposizione delle generazioni a venire.
  10. Evita i sapori forti. E’ provato come i gusti molto accentuati, come gli alcolici, i cibi speziati e quelli piccanti stimolino il desiderio del fumatore. Insomma hai tutte le fortune: non solo smetti di fumare ma ripulisci anche la dieta. Ma insomma che ti sei messo in testa, di campare cent’anni?

Effetti benefici dopo aver smesso di fumare

L’Airc ha stilato gli effetti non simpatici e quelli benefici derivanti dalla scelta di smettere di fumare.

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Ecco quali sono quelli spiacevoli

  • Astinenza – smettere non è facile soprattutto perché nei primi giorni la mancanza della nicotina si fa sentire: oltre al forte desiderio di fumare è normale sentirsi inquieti, irritabili, depressi o stanchi; molti fanno fatica a dormire e a concentrarsi. In questa fase, oltre ad aiutarsi con i prodotti sostitutivi della nicotina o con i farmaci prescritti dal medico, è bene concentrarsi sui vantaggi che si vogliono ottenere e sulle motivazioni che hanno portato alla decisione di abbandonare il fumo. È bene prepararsi a questi momenti dedicandosi ad attività gradevoli che possano aiutare a distrarsi, meglio se in compagnia e all’aria aperta. Anche una passeggiata con un amico “alleato” in questa impresa può aiutare a superare i momenti critici.
  • Aumento di peso – L’alibi del possibile aumento di peso è una scusa comune per evitare di smettere di fumare. Va precisato, a questo proposito, che i vantaggi sulla salute in seguito all’abbandono della sigaretta sono molto superiori rispetto ai rischi legati ad un piccolo aumento di peso. Inoltre, non è detto che l’accumulo di qualche chilo in più si verifichi e di solito è transitorio. Per evitare di spostare sul cibo il desiderio di gratificazione prima saziato dalle sigarette, si può ricorrere a cibi ipocalorici, per esempio frutta e verdura, e accompagnare la scelta di smettere di fumare a un’attività fisica di qualunque tipo, purché piacevole, amplificando i vantaggi dell’addio alle sigarette

E quelli piacevoli:

  • minuti – pressione arteriosa e la frequenza cardiaca tornano nella norma
  • ore – i polmoni cominciano a ripulirsi dal muco e dai depositi lasciati dal fumo
  • giorni – l’organismo si è liberato dalla nicotina e ricomincia a recuperare gusto e olfatto
  • giorni – si comincia a respirare e si recupera energia
  • settimane – la circolazione del sangue migliora
  • mesi – il miglioramento nella respirazione si fa più marcato; tosse e sibili si riducono
  • mesi – il rischio cardiovascolare si è dimezzato rispetto a quello di chi continua a fumare
  • anni – il rischo di tumore ai polmoni è tornato pari a quello di chi non ha mai fumato o comunque è dimezzato (dipende da molti fattori, tra cui il numero di sigarette fumate e gli anni in cui si è fumato)

A proposito di e-cig

Secondo una ricerca condotta da Focus, la sigaretta elettronica non produrrebbe nessun progresso. Anzi. Pamela Ling, una ricercatrice presso l’Università della California ha scoperto che su 949 fumatori 88 che avevano provato la e-cig dopo 12 mesi non erano riusciti né a smettere né a ridurre la quantità di sigarette vere.

A supporto di queste tesi il magazine riporta le parole di Vaughan Rees, direttore del Center for Global Tobacco Control presso la Harvard School of Public Health. Per Rees le e-cig non conterrebbero abbastanza nicotina per supportare il completo abbandono delle sigarette convenzionali. Per questo, conclude il professore di Harvard, dovrebbero essere considerate farmaci per legge, quindi sottoposti a limiti pubblicitarie. Nel frattempo, resta un fatto che le sostanze nocive che le e-cig scaldano ad alte temperature sono intollerabili da fegato e mucose.

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