Gli italiani sono felici? – Nati Per

Gli italiani sono felici?

01 Set 2017

Post di Chiara Orlandini per Newsroom

Il loro sentiment e il nuovo marketing della felicità al centro del Seminario Annuale di GfK a Milano

Verso il nuovo marketing della felicità. Il contributo delle imprese al superamento del pessimismo”.

 L’Italia è il Bel Paese, eppure gli italiani sono i più depressi in Europa. Il Seminario 2017 di GfK  tenutosi a Milano il 28 giugno scorso, partendo dalle ragioni che stanno dietro al pessimismo diffuso, parla di un possibile marketing della felicità con l’obiettivo di indicare alle imprese percorsi possibili per aiutare gli italiani a superare il clima negativo.

Negli ultimi anni infatti le indagini continuative di GfK ed importanti studi internazionali  restituiscono segnali critici sulla percezione che gli Italiani hanno della propria vita e del contesto che li circonda

 Da ricerche di clima, l‘Italia ha infatti uno dei livelli più bassi in Europa di fiducia sociale e si posiziona al 48^ posto della classifica dei Paesi più felici al mondo secondo il Word Happiness Report 2017.

I fattori alla base della felicità risulterebbero essere la salute, il welfare, il PIL, ma anche esperienze e contesto sociale. Un miglioramento in questi ambiti potrebbe produrre un incremento significativo del nostro indice di felicità collettiva. Diventano centrali nuovi elementi: le condizioni ambientali di città e territori, l’educazione al benessere (dall’attività fisica alla ginnastica mentale), la creazione di occasioni di incontro e scambio relazionale, l’educazione al cambiamento e ai cicli di vita che possono riguardare giovani, nuovi genitori e nuovi Silver.

Ma cosa possono fare i brand e le aziende per aiutare le persone a superare questo pessimismo?

Imparare a nutrirsi di #felicità: l’Italia è descritta come una repubblica fondata sulla tavola. Il cibo negli ultimi 10 anni è diventato un bene rifugio e fare la spesa oggi significa esprimere i propri bisogni di base, ma soprattutto vivere emozioni stimolanti, socializzanti e divertenti. La felicità si traduce quindi non solo in chiave di sapore, ma anche di estetica, comunicazione, relazione, etica, emotività, identità in senso lato.

Denaro e felicità

 Anche l’industria finanziaria può fare molto per aiutare le persone a ritrovare la fiducia: cultura e competenza finanziaria descrivono un allontanamento delle famiglie dai temi legati alla gestione del denaro.

Per GfK Italia la finanza deve tornare a parlare a tutti, rendendo accessibili gli strumenti per capire meglio investimenti e risparmio. Come? Ridefinendo il perimetro del termine “finanza” e anche la gestione del proprio denaro, dei risparmi e della progettualità, anche con l’aiuto dei media rendendola più accessibile e sfruttando gli spazi digital ancora da conquistare per includere i segmenti anche più giovani.

Le aziende potranno contribuire alla felicità anche attraverso un supporto alla progettualità con indicazioni chiare sul futuro, aiutando i segmenti più in affanno con strumenti di welfare.

Può quindi esistere il marketing della felicita?

La soddisfazione del sé dipende da più fattori endogeni ed esogeni. Oggi il marketing delle imprese non può che occuparsi delle condizioni esterne con l’obiettivo di creare le premesse per la felicità individuale.

Questa è la nuova sfida che impone un cambiamento di focus e nuovi strumenti per offrire servizi adeguati, erogati secondo logiche pensate per ogni tipo di relazione e sempre mettendo al centro il consumatore in ogni sua dimensione.

Dal farmaceutico al food, dalla distribuzione alle banche, le azioni delle imprese dovranno chiedersi sempre più qual è il (ROH) Return of Happiness dei propri collaboratori.

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