Global climate change. Stati, numeri e questione femminile – Nati Per

Global climate change. Stati, numeri e questione femminile

22 Nov 2016

 

Davvero le elezioni americane hanno ridimensionato le priorità? Davvero il problema del cambiamento climatico verrà ignorato? O la linea intrapresa finora a riguardo non subirà modifiche? Difficile dare una risposta certa e sicura oggi; ciò che è garantito è l’impegno del sindaco di Parigi Anne Hildago, la quale ha promosso la Women4Climate Initiative in occasione del vertice dell’Onu di Marrakech, per “rafforzare il ruolo della leadership femminile di fronte ai cambiamenti climatici, a partire proprio dalle grandi città”. Perché se il cambiamento climatico è un dramma per ogni persona, animale e pianta, i primi soggetti a farne le spese sono proprio le donne.

 

Dati da record negativo

Del resto, qualunque idea si abbia sul cambiamento climatico, è un fatto che le emissioni globali di gas serra salgano a un ritmo doppio rispetto a dieci anni fa: dall’1% annuo fino al 2000 al 2,2% tra il 2000 e il 2010. E la temperatura media è in crescita: si stima che entro il 2100 ci sarà un aumento dai 3,7 ai 4,8 gradi rispetto ai livelli preindustriali. Obiettivo minimo è quindi ridurre la temperatura mantenendone l’aumento entro i due gradi, che poi tradotto in termini semplici significa diminuire le emissioni di gas serra del 30%, entro il 2050, per arrivare a valori pari allo zero nel 2100.

 

Il futuro si gioca in 16 anni

Per un effetto statistico gli anni cruciali saranno proprio i prossimi 16. Se avverrà che nel 2030 i gas serra avranno superato i 55 miliardi di CO2 all’anno, per rimanere nei limiti dei 2 gradi occorrerà una riduzione del 6% all’anno. Viceversa, le energie economiche saranno dimezzate se si resterà sotto la soglia dei 55 miliardi.

Eppure, nemmeno questi dati sembrano toccare molto la sensibilità collettiva. Quando basterebbe pensare che, secondo i rapporti di cui siamo in possesso, gli anni più freddi della nostra attualità registrano temperature analoghe o più alte agli anni più caldi del passato. Dall’estate del 2003 le stagioni hanno toccato picchi record con ripercussione evidenti dal ghiaccio polare agli oceani che ormai registrano un tasso di crescita di 3,2 millimetri all’anno, quando i ghiacciai perdono un metro di ghiaccio all’anno. Se a questi dati oggettivi si aggiunge la crescente concentrazione urbana – il fenomeno delle megacities – la diminuzione della biodiversità, lo spreco d’acqua in alcuni territori soprattutto desertici e l’inquinamento in generale, il quadro non si presenta affatto bene.

 

Nord e Sud sempre più distanti, anche in Europa

Per quanto riguarda l’Europa, ad esempio, gli studi descrivono i prossimi anni con un aumento generalizzato delle temperature, che si traduce in una possibile crescita delle precipitazioni nell’Europa settentrionale e un calo invece nelle aree meridionali. Quindi maggior numero di inondazioni al Nord e di incendi al Sud, con effetti immediati e drammatici sull’economia e sulla società, dall’agricoltura alle infrastrutture, dal turismo alla salute dei cittadini.

 

Gli scienziati propongono soluzioni che combinano processi di decarbonizzazione a metodi per rendere più efficiente la distribuzione energetica. Quindi biomasse, energie rinnovabili, shale oil, energia solare. E’ un fatto però che queste sono soluzioni per paesi avanzati e tutto sommato “ricchi”, perché in altre aree del mondo, dove lo sviluppo economico è a un livello diverso, il taglio di emissioni è direttamente collegato alla povertà. E quindi ridurre i gas nocivi significa rendere il benessere individuale più difficile da ottenere. Per questa equazione, è indispensabile considerare la terra, le economie e la società globale sempre più come un ecosistema e spingere verso una collaborazione fra stati ricchi e poveri.

 

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Se una bambina porta l’acqua non va a scuola

E qui torniamo al tema femminile perché, per esempio, il 40% della forza lavoro in Africa è rappresentata dalle donne, che la mattina vanno a prendere l’acqua invece di andare a scuola. L’educazione delle nuove generazioni rimane quindi un tema chiave, una priorità, anche quando si trattano argomenti come il cambiamento climatico.

 

(Walter Mariotti per AXA Newsroom)

 

 

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