I Believe I Can Fly. My AXA Drone – Nati Per

I Believe I Can Fly. My AXA Drone

12 Set 2016

Guillaume Lehallier, insieme al team AXA Drones, va matto per l’innovazione e sta lavorando per aiutare gli  assicuratori ad usare i droni ogni giorno nel loro lavoro. Ma cosa c’entrano i droni con gli assicuratori? Al Parigi Drone Festival 2016, Guillaume ci racconta la sua storia

 “La prima volta che ho sentito parlare di droni è stato in TV, al telegiornale della sera. Una di queste macchine era stata trovata in volo su una centrale nucleare. Allora sembrava che l’unico aspetto di questa rivoluzione tecnologica ad aver catturato l’attenzione dei media fosse quello minaccioso e misterioso. Questi atteggiamenti ansiosi sono un classico, quando si tratta di nuove tecnologie. Per gli appassionati di tecnologia come me, invece, il sentimento più forte è la curiosità; avevo già avuto modo di monitorare possibili nuovi usi civili dei droni, e già cominciavo a intravedere le infinite possibilità offerte da questa nuova tecnologia, al di là delle solite storie inquietanti di qualche giornalista frettoloso.

Ad esempio, ho saputo che Amazon stava già testando droni per consegnare i pacchi in maniera più veloce ed efficiente, soprattutto in aree isolate; che la SNCF, ferrovia nazionale francese, aveva impiegato i droni come deterrente per i furti di rame dai suoi 30.000 chilometri di piste, altrimenti impossibili da monitorare; che, nel settore agricolo, i dronierano già stati utilizzati per le previsioni meteorologiche e la supervisione delle colture; e che, negli Stati Uniti, l’assicuratore State Farm stava prendendo in considerazione di utilizzare droni per le sue ispezioni sinistri. “Potrebbe fare lo stesso anche AXA?” mi sono chiesto, senza in realtà fare nulla di più: al momento, stavo lavorando nelle Risorse Umane del Gruppo e l’innovazione tecnica non era esattamente il mio campo di lavoro.

La partecipazione a Start-in

Poi ho sentito parlare di start-in, il concorso globale di innovazione in-house di AXA. Ho deciso di partecipare insieme a due colleghe, Laura Rosado e Ewa Sulima. Il nostro progetto consisteva nel promuovere l’uso di droni nel gruppo, convincendo Management e colleghi che questa tecnologia avrebbe potuto essere sfruttata per proteggere al meglio i nostri clienti e fare business in modo più efficiente. Ad esempio, i droni avrebbero potuto aiutare a valutare tempeste e alluvioni, trovare la fonte di un incendio in un appartamento o in un intero edificio o ridurre l’attesa prima di ispezionare una fabbrica piena di fumi tossici. Ovviamente i droni possono raggiungere posti rischiosi per le persone. Ma, soprattutto, si può catturare un numero quasi illimitato di immagini ad alta definizione e condividerle istantaneamente con le squadre competenti.

Laura, Ewa e io abbiamo iniziato subito ad incontrare esperti di droni, periti e ingegneri per raccogliere maggiori informazioni. Ecco come siamo arrivati a capire che questa tecnologia può fare ancora di più di quanto non immaginassimo: un drone può essere equipaggiato non solo con videocamere e fotocamere, ma anche con ogni tipo di sensore – di calore, di umidità, di campi elettromagnetici – così come GPS, altimetri e laser per misurare le distanze al millimetro. Tutti strumenti utilissimi per la liquidazione dei sinistri, ma anche per la prevenzione.

Per vincere questo concorso di open innovation, in primo luogo abbiamo dovuto sostenere un vero e proprio addestramento. Come me, Laura e Ewa avevano sempre lavorato in sede AXA e nessuno di noi aveva mai lavorato direttamente con la tecnologia. Ma eravamo curiosi per natura e motivati dalla sfida, così abbiamo imparato, abbiamo letto un sacco, ci siamo iscritti a riviste e siti web e abbiamo incontrato i professionisti del settore.

 

La presentazione del progetto

Non dimenticherò mai quel periodo della mia vita: le ore passate al bar con i miei partner, prima e dopo il lavoro, curvi sui nostri computer portatili a perfezionare i nostri case study e modelli di business; a intervistare piloti di droni e imprenditori; e, naturalmente, la nostra formazione nel pilotare i droni, cosa nella quale abbiamo acquisito una certa padronanza. Il ricordo della nostra presentazione all’inizio della conferenza a Parigi, quando abbiamo pilotato un drone fino a pochi centimetri da Henri de Castries, allora CEO del gruppo, è ancora impresso nella mia mente! Così come la festa organizzata dopo aver saputo che il progetto era davvero in fase di attuazione!

Oggi usiamo droni in Francia, Svizzera, Belgio, Messico e Turchia. Ma abbiamo iniziato piano piano: una missione qui, una missione lì. Testare un’idea nella realtà comporta inevitabilmente sorprese e lezioni da recepire. Stiamo ancora imparando, ma questo lavoro sta già dando qualche frutto. Yves Hanoulle gestisce la liquidazione di sinistri nella regione delle Fiandre in Belgio. Ha adottato questo tipo di assistenza elettronica e la utilizza ogni giorno. “Prima,” dice, “un liquidatore di sinistri avrebbe dovuto salire una scala di 10 o 20 metri, costruire un’impalcatura o noleggiare un carrello elevatore per accedere a determinati luoghi. Questo significava ottenere permessi da parte delle autorità cittadine!Con il drone invece è molto più facile: basta telefondare a Dekra, il nostro partner in Belgio, per sorvolare la scena con un drone completamente attrezzato. E’ incredibile quanto sia più veloce! E’ molto meglio anche per i nostri clienti e per potenziali intermediari, che possono guardare come il drone esplora un edificio direttamente sullo schermo del tablet, indirizzandolo direttamente”.

“In luoghi pericolosi”, prosegue Yves, “siamo in grado di operare direttamente, senza temere fumi tossici o schegge di vetro, come è successo una volta in una serra. Se necessario, siamo in grado di fare una prima valutazione delle cause e delle conseguenze di un sinistro prima ancora di aver visitato di persona il luogo e quindi iniziare da subito il pagamento di una parte dell’importo totale. Alla fine, per il cliente c’è un grande vantaggio! Quando qualcuno non può tornare nella propria casa o a lavoro, ogni momento guadagnato non ha prezzo”.

La mission

Quando si parla di tecnologie emergenti, la chiave è ovviamente muoversi in punta dei piedi. Gartner, compagnia americana di ricerca e consulenza, lo ha mostrato perfettamente nel 2005 con il suo famoso “hype cycle”, secondo cui le nuova tecnologie seguono sempre lo stesso modello evolutivo. Il primo stadio è il “Peak of Inflated Expectations” (i nomi di tutte le fasi sono stati coniati da Gartner). In  questo stadio l’innovazione è vista come la soluzione ai problemi del mondo. Stiamo vivendo questo momento, ad esempio, con le auto senza conducente: la gente pensa a loro come la più grande rivoluzione di sempre. Poi l’innovazione si sposta al “Trough of Disillusionment” (quando le persone scoprono tutti i problemi che l’invenzione non può risolvere) e la“Slope of Enlightenment” (quando il prodotto viene affinato per usi veramente rilevanti). Su scala globale, ecco dove sono ora i droni. Negli ultimi mesi, il nostro compito è stato l’esame di decine di casi reali tratti da archivi AXA per valutare ciò che un drone avrebbe o non avrebbe potuto compiere. Confrontiamo i costi, i tempi e, soprattutto, la qualità del servizio offerto al cliente. Esaminiamo anche tutti i feedback, paese per paese, li analizziamo e condividiamo l’esperienza di altre regioni.

 

Ancora più importante: stiamo lavorando molto sull’analisi delle immagini, un settore che è ancora in fase di sviluppo e perfezionamento. Probabilmente non dovrei dirlo, ma questo è dove tutto va a puntare. È per questo che oggi ci danno una mano i team dell’AXA lab di Losanna – in particolare Alexandre Delidais, che sta lavorando con noi per sviluppare strumenti e piattaforme e per utilizzare le immagini dei droni in modo più efficiente, includendo nuovi dati nei nostri processi di liquidazione.

E’ per questo che stiamo lavorando con aziende con le quali abbiamo instaurato un rapporto di fiducia, come Dronotec in Francia. Dronotec è una start-up specializzata in controlli tecnici grazie all’utilizzo di droni e lavora con una rete di 90 piloti in tutta la Francia. L’azienda è stata fondata da un ex liquidatore di sinistri, Emilien Rose, che ha grandissime capacità di analisi, tanto di immagini quanto rischi. Ad esempio, dopo aver pilotato un drone su di un’area, le sue squadre possono già creare un modello 3D del danno e condividerlo simultaneamente con le varie parti coinvolte. E pensare che non molto tempo fa l’unico strumento per un liquidatore era un notebook! Si tratta di una novità epocale, soprattutto quando si tratta di gestione dei sinistri di alto valore, come le perdite causate da incendi, inondazioni o grandine.

Nel mondo occidentale, non abbiamo ancora raggiunto l’ultima fase del ciclo di Gartner, il“Plateau of Productivity” ma abbiamo chiaramente oltrepassato la fase della paura, e idroni stanno inondando il mercato di massa atterrando fin sotto gli alberi di Natale. Secondo la società di ricerca GFK, citata da Le Monde, 100.000 droni sono stati venduti nel 2014, a fronte di oltre 285.000 l’anno scorso, quasi tre volte tanto! (Fonte: LeMonde.fr).

La sfida dei prossimi anni

Le gare di droni negli Stati Uniti e a Mosca, a Seoul e Dubai hanno centinaia di migliaia di visualizzazioni su YouTube. In Francia, il contrasto è sorprendente: l’anno scorso, quando un drone ha sorvolato Parigi, è stato il panico. Oggi il Paris Drone Festival si svolge sopra gli Champs-Élysées! Dal punto di vista tecnico, queste macchine sono sofisticate e convenienti. Ora sono diventati un sogno piuttosto che un incubo e questo vuol dire che il mercato è davvero maturo. Devo ammetterlo: ho ancora molta strada da fare nelle corse di droni. Sono molto lontano dal diventare un campione di questo sport 2.0! Ma quello che mi piace di più dei droni è vedere come stanno cambiando la nostra vita di tutti i giorni e poterne parlare con turchi, belgi o messicani: sento di vivere questa rivoluzione dal suo centro, dall’interno.

Fonte: axa.com

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