I manager sono più creativi dei designer del web. La ricerca – Nati Per

I manager sono più creativi dei designer del web. La ricerca

05 Mag 2017

La fondazione Nesta ha pubblicato uno studio per stabilire quali sono i lavori dove serve più creatività. I risultati sono sorprendenti.

Si parla di lavori “creativi” ma non se ne definisce mai il confine. O meglio, forse li si “confina” un po’ troppo. Perché le professioni in cui la creatività è fondamentale vanno ben oltre quelle artistiche o legate alle arti visive o al diritto d’autore. A mostrarlo è il report A Dynamic Mapping of the UK’s Creative Industries che la fondazione britannica Nesta ha condotto sulle aziende del settore che il Governo inglese definisce come “creative”.
Lo studio dimostra che la classificazione vigente non è molto realistica. Per esempio, la definizione esclude il settore del software development, peraltro in costante crescita. Ma chi più degli sviluppatori di nuovi sistemi informatici deve usare intuito e creatività? Lo studio sottolinea come la definizione di industria creativa fornita dal Dipartimento di cultura, media e sport britannico include profonde inconsistenze, probabilmente volontarie. Attualmente ci sono diverse occupazioni al di fuori dell’industria creativa che usano la creatività come parte del loro ruolo. Allo stesso tempo, ci sono molte occupazioni presenti nella classificazione DCMS che non hanno un forte componente creativa nonostante facciano parte del settore creativo.shutterstock_388995775

La definizione di creatività

È importante definire quale sia un’occupazione creativa. Secondo la base di Nesta, questo concetto può essere suddiviso in cinque criteri:

  • si deve trattare di una professione volta a risolvere problemi in modalità nuove o creative
  • un lavoro che non può essere svolto da una macchina o un robot al posto dell’uomo
  • ogni volta che si svolge questo lavoro si deve attivare un gioco di fattori, competenze, impulsi creativi e apprendimento
  • il risultato dell’occupazione è nuovo o creativo nonostante il contesto in cui è prodotto e implica un grado di giudizio e di interpretazione creativi.

La ricerca mostra che alcune delle professioni che il DCMS ha classificato come “creative” hanno una bassa intensità di creatività, mentre altri lavori al di fuori dell’industria creativa hanno un alto livello di creatività. Nel 2010 circa 2,5 milioni di persone sono state impiegate nell’economia creativa del Regno Unito, di cui 1,3 milioni hanno lavorato nelle industrie creative. I lavori creativi sono chiaramente una parte dinamica e crescente dell’economia. Sono cresciuti del 9% dal 2004-2010 rispetto all’1,6% rispetto alla forza lavoro nel suo complesso e all’1,1% rispetto ai posti di lavoro non creativi.shutterstock_294787721

Secondo Nesta, si stima che l’occupazione nell’economia creativa è ormai una componente altamente significativa e crescente della forza lavoro britannica nel suo complesso, che rappresenta l’8,7% entro il 2010, rispetto all’8,4% del 2004. Ciò è cinque volte la crescita della forza lavoro non creativa.
Nesta stima inoltre che una buona quantità di lavoratori creativi sono impiegati al di fuori delle industrie creative nella più ampia economia creativa. Infatti, dei 2.495.700 posti di lavoro nell’occupazione dell’economia creativa, 1.138.400 sono posti di lavoro creativi al di fuori delle industrie creative.

Come si quantifica la creatività

Per tutte queste ragioni Nesta ha coniato il metodo “creative intensity” per “misurare” il livello di creatività di ogni professione. I risultati sono sbalorditivi. Basta dare uno sguardo alla lista dei lavori più creativi i graphic designer, seguiti da stilisti e designer di prodotto, architetti, produttori e direttori artistici. Al quinto posto compaiono incredibilmente i manager dei settori Ricerca e sviluppo. Al sesto tornano i designer, questa volta del web, seguiti da giornalisti, scrittori e traduttori. All’ottavo posto entra il marketing e si chiude con i Pr. Insomma, non solo artisti e designer, sembrerebbe.

(StartupItalia! per newsroom)

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