Il dramma dei migranti: non solo cuore, ma anche imprenditorialità – Nati Per

Il dramma dei migranti: non solo cuore, ma anche imprenditorialità

22 Giu 2016

Cifre da flagello biblico, più che da cronaca contemporanea. Secondo le stime dell’UNHCR, nel giorno mondiale dei rifugiati, lunedì 20 giugno, il mondo ha registrato un record agghiacciante: 65,3 milioni di persone sono fuggite dalle loro case e dai lor paesi. In viaggio verso l’ignoto

Scappano da guerre e violenze, fame e carestie, drammatico presente e nessuna speranza di futuro. Numeri incredibili che parlano di esperienze atroci, ai limiti dell’umano, riportando a condizioni preistoriche o medievali, di certo non da scenari come quelli che il XXI secolo vuole raccontarsi.

Eppure, oggi le percentuali indicano un aumento del 9,7 per cento di rifugiati, profughi e sfollati interni rispetto al 2014. Una contabilità macabra, che purtroppo rende bene l’idea come la restituisce l’origine dei profughi.

Oltre la metà delle vittime viene da tre importanti paesi: Afghanistan, Siria e Somalia. E’ lì infatti che si sono concentrati gli abomini contro le persone prima che contro l’umanità, eccessi che uniti alle carestie e a inaccettabili ragioni si stato hanno trasformato la vita di milioni di donne, bambini e uomini in un inferno. Al punto che nei giorni passati, in Lussemburgo, si sono riuniti i ministri degli esteri dell’Unione europea decidendo un ampliamento di Sophia, il dispositivo navale comunitario attivo nel Mediterraneo per la lotta al traffico di esseri umani.

Tutto mentre in Turchia le guardie allineate sulle frontiere hanno aperto il fuoco contro un piccolo gruppo di siriani, uccidendone otto di cui quattro minorenni. Così, a pochi chilometri dalla spiaggia dove fu ritrovato il piccolo Aylan.

Ma c’è di peggio. Di questi milioni di persone, qualcosa come un’altra Italia, la metà di chi è fuggito è composta da bambini e solamente lo 0,21% ha fatto ritorno a casa, registrando “il numero più basso in 31 anni”. Le tappe dell’esodo hanno compiuto un’escalation che nessuno aveva potuto o saputo prevedere. Tutto è iniziato nei primi mesi del 2011 “con lo scoppio della guerra in Siria”, quando 11 milioni e 600 mila persone sono state sfollate in altre parti dle paese o costrette ad uscirne. A questi si sono aggiunti tutti quelli che già erano in esodo forzato da altri conflitti, 15 solo negli ultimi 5 anni tra Africa (8), Medio Oriente (3), Europa (1) e Asia (3).

Tradizionalmente esclusa da questi drammi, anche la vecchia Europa ha dovuto rivedere i propri standard d’accoglienza. Sotto la spinta soprattutto alla guerra civile ucraina, ai barconi di pirati che trasportano rifugiati nel Mediterraneo e alla nuova situazione migratoria della Turchia, l’Europa è passata da 4,4 milioni di rifugiati del 2013 ai 6,7 milioni del 2015. Un record molto negativo, soprattutto considerando che quasi tutte le 137.000 persone arrivate nel vecchio continente attraverso il Mediterraneo secondo il report sarebbe “in cerca di protezione da guerre e persecuzioni” (un +83% di rifugiati e migranti rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, ha certificato l’Unhcr). Secondo il report delle Nazioni unite comunque l’86% dei rifugiati, ovvero circa 9 persone su 10, si trovano in paesi “considerati economicamente meno sviluppati”.

Venendo in Italia le cifre fanno impressione. Nel 2015 si sono contati 153.852 rifugiati, a fronte di 71.117 richiedenti asilo. Una vera emergenza che interroga il cuore profondo della gente ma chiama anche a raccolta le forze, politiche, sociali, imprenditoriali per quello che si presenta come il flagello della nostra epoca. Anche per questo, in linea con la propria filosofia, il Gruppo AXA ha stanziato un milione di euro nel 2015, destinandolo a emergenze di primo impatto come acqua cibo e igiene, e di secondo come formazione personale, crescita professionale e accoglienza casa. Non solo. In Italia l’associazione AXA Cuori in Azione, che sostiene da tempo la Croce rossa Italiana in attività di primo soccorso, per il 2016 ha varato tre progetti molto concreti di ampio respiro.

Tutti di integrazione, tra culture ma soprattutto tra persone, che si riconoscono al di là delle differenze di condizione e di cultura: integrazione attraverso la formazione linguistica, in collaborazione con la comunità di Sant’Egidio; integrazione attraverso la formazione scolastica e l’inserimento nel mondo del lavoro con la cooperative sociale La strada; infine, ma non per ultimo, integrazione delle donne attraverso il sostengo alla salute e al lavoro, un progetto pensato con il Cesvi, Fondazione Bracco e la cooperativa La Rotonda

Un impegno che sposa lo spirito delle parole del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che visitando il Centro Astalli di Roma, il primo centro di accoglienza per i migranti aperto nella Capitale e gestito dai Gesuiti ha indicato nei migranti una risorsa ed un’opportunità per un’Italia che invecchia sempre più e per la prima volta dopo 90 anni non cresce più in termini demografici. Se ben regolata e sostenuta da una politica intelligente”, l’immigrazione può essere “un’opportunità di sviluppo”. Non solo economico, ma anche culturale. – Occorre governarlo “con senso di responsabilità, con politiche serie, concrete e lungimiranti, che garantiscano sicurezza”. Nel nome della tradizione italiana e della sua Costituzione che mette al primo posto da sempre “il rispetto della persona umana”.
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