Il settore del tabacco in Italia: industria in calo ma sono sempre di più i giovanissimi che iniziano a fumare – Nati Per

Il settore del tabacco in Italia: industria in calo ma sono sempre di più i giovanissimi che iniziano a fumare

31 Mag 2017

Forse per i divieti, sempre più numerosi, forse per la consapevolezza, accresciuta, del valore della salute, forse anche per le campagne di sensibilizzazione, culminate con l’uso dei pacchetti stessi come estremi veicoli di dissuasione, forse, infine per le cause milionarie che, soprattutto in America, le varie fondazioni dei malati avevano promosso (ma anche in Italia, 11 anni fa, fu pronunciata la prima sentenza contro l’Ente tabacchi italiano), forse per tutti questi motivi assieme, il fumo è calato in tutti i Paesi avanzati. In Italia, come ha documentato l’Istituto superiore di sanità-ISS, i fumatori sono scesi a 10,9 milioni, il 20,8% della popolazione: 6,3 milioni di uomini (il 25,1%) e 4,6 milioni di donne (16,9%). L’ISS s’era lamentato che fossero sostanzialmetne stabili, dimenticando per che, nel 1980, l’ISTAT raccontava che che i tabagisti erano quas 35 italiani su 100, 34,9% per l’esattezza.

Per questo le grandi compagnie del settore, che hanno abbracciato da anni un profilo più responsabile in questa parte di mondo, hanno cominciato, da anni, a guardare con interesse a tutta l’area del mondo emergente, dall’Europa orientale al Far East, dall’Africa all’America Latina. Nel 2014, ai primi 10 posti della classifica mondiale del fumo, secondo il Tobacco Atlas, c’erano Cina, Russia, Usa, Indonesia, Giappone, Germania, India, Turchia, Corea del Sud e Vietnam.

Il punto, come è tornato a dire l’OMS nei giorni scorsi, è che nel resto del globo si comincia sempre prima ad accendersi una sigaretta: degli 1,2 miliardi di adolescente nel mondo, avvertono da Ginevra, fuma almeno uno su 10.

E nel Bel Paese? Secondo l’ISS, il 73,0% dei fumatori ha iniziato tra i 15 e i 20 anni e il12,9% anche prima. “La motivazione principale all’iniziazione al fumo di sigaretta rimane, costantemente nel tempo, l’influenza dei pari”, hanno spiegato i medici, così come è la salute l’argomento forte per dire addio al tabacco. Si smette infatti di fumare “mediamente a 42,4 anni in entrambi i sessi e principalmente per motivi di salute”. Fra le cause per cui si dice addio al fumo, anche il costo, andato lievitando. Una motivazione, quest’ultima, che però ha aperto anche un altro scenario: quello dei giovani che, per risparmiare, consumano tabacco sfuso, producendosi le sigarette con cartine e filtri. Una soluzione più cheap, certo, ma che non ha l’aria di essere ugualmente conveniente per la salute.

Perché, in ogni caso, bandi o no, campagne o meno, allerta o indifferenza, di fumo si continua a morire: sei milioni di decessi all’anno nel mondo, secondo l’OMS, ossia un po’ di più della popolazione del Lazio, che fa 5,89 milioni di abitanti. L’Italia, secondo l’ISTAT (2012), dava un contributo con circa 83mila decessi stimati. Più di quanti spettatori possano entrare al Meazza di Milano, che può contenere 80.018 persone. Uno stadio di vite andate in fumo ogni anno.

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