Vincere la diffidenza del mondo. Intervista a Francesca Senette, testimonial di WeWorld – Nati Per

Vincere la diffidenza del mondo. Intervista a Francesca Senette, testimonial di WeWorld

16 Lug 2018

Come ti sei avvicinata a WeWorld?

Lavoravo al TG4 e, nell’edizione che conducevo a pranzo, ho annunciato un servizio sull’adozione a distanza.

Mi ha molto colpito e ho chiesto maggiori informazioni al collega che lo aveva realizzato, così sono entrata in contatto con la Onlus WeWorld, alla quale mi sono proposta come testimonial dopo aver capito e conosciuto spirito e valori. Ormai sono passati più di 10 anni.

Cosa significa essere testimonial di WeWorld?

Significa essere accanto a loro in tutte le iniziative pubbliche, dare sostegno fattivamente nel fundraising, viaggiare in missione per rendicontare quello che gli operatori davvero fanno sul campo, essere ambasciatrice dei progetti, metterci la faccia e garantire ai sostenitori che mi conoscono che i loro contributi vengono ben gestiti e destinati alle giuste cause. Significa esserci, sempre e con il cuore

Avere un impatto positivo sulla società. Cosa vuol dire per te?

Fare qualcosa non necessariamente per un immediato riscontro e ritorno ma in un’ottica a medio-lungo termine… Vuol dire pensare al bene non tanto nostro, quanto dei nostri figli, allargare l’orizzonte e lo sguardo e impegnarsi su quello che conta davvero, sensibilizzando più persone possibili alle quali bisogna trasmettere entusiasmo e ottimismo. Essere scintille di positività, capaci di contagiare chi ci sta accanto per portare avanti insieme buone cause. Ho viaggiato in tanti Paese dove WeWorld interviene, dall’Italia al Kenya, dal Benin alla Tanzania e ho conosciuto tante situazioni difficili, ho toccato con mano cosa significa lavorare in alcuni angoli dimenticati del mondo e riportare un sorriso ai bambini in difficoltà. Ho visto i pozzi costruiti da WeWorld, ho partecipato ai corsi per aiutare le donne in gravidanza in Africa a prendersi cura dei propri bimbi, ho conosciuto donne che con il progetto sul microcredito sono riuscite a cambiare le sorti della propria famiglia… so che il lavoro da fare è ancora tanto, ma so che qualcuno se ne sta occupando.

Qual è la più grande sfida del volontariato oggi?

Vincere la diffidenza del mondo. Bisogna saper raccontare bene, davvero bene, chi siamo e cosa facciamo; essere trasparenti, onesti e coinvolgenti, bisogna saper comunicare e convincere con la realtà e la bontà dei progetti insieme all’urgenza e all’entusiasmo per realizzarli.

Essere donna e volontario: un punto di forza?

Si, se si sa utilizzare l’empatia e la sensibilità che ci caratterizza. Noi donne sappiamo entrare in contatto con i problemi delle persone più facilmente, riusciamo a capire a mettere in campo la nostra sensibilità e ad attivarci.

Quali sono i tuoi traguardi per il futuro? 

Nel mondo charity crescere accanto a WeWorld, continuare a viaggiare con loro coinvolgendo sempre più il mio cerchio di amici e i miei figli, con i loro amici; portare avanti le cause della onlus e continuare ad essere identificata come il volto di WeWorld. Io sigillo e garanzia di trasparenza e onestà dopo tutti questi anni insieme. Nella mia sfera personale e professionale portare il mio amore per lo yoga in tv con un programma dedicato al benessere olistico, e un nuovo libro.

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