Investire su giovani e progetti innovativi, in Italia cresce la Social Innovation e le aziende ci credono – Nati Per

Investire su giovani e progetti innovativi, in Italia cresce la Social Innovation e le aziende ci credono

06 Ott 2016

Il dato è evidente. La social innovation sta cambiando il Paese. Un rapporto di ItaliaCamp, Università Luiss e Ceriis, riportato dal settimanale no-profit Vita, che ha preso in considerazione 500 esperienze e approfondito 56 casi parla chiaro. “Tra le aziende è emersa una profonda necessità di innovazione, legata sia alle relazioni esterne che a quelle interne alla stessa azienda”, ha dichiarato uno degli autori, Riccardo Maiolini. Da qui il ruolo degli attori pubblici, che finanziano quasi la metà dei progetti (47%) seguiti dalle Fondazioni (29%) e dai soggetti privati (24%). E’ evidente infatti che la maggior parte dei progetti presenta una fragilità economico-finanziaria che in genere è dovuta alla necessità di trovare un nuovo modello di business che regga l’innovazione.

Ma le difficoltà e le cifre sono l’altra faccia della medaglia di una realtà dove pooling economy e agenti dell’innovazione sociale in Italia, grazie a crowdfunding, microcredito e piattaforme di condivisione di dati e servizi stanno cambiando radicalmente lo scenario, a partire dai settori più interessati a si servizi di sostegno e di assistenza, per passare alla sanità e al welfare e finire alla smart technology.

La realtà della fine del 2016 mostra così un’Italia dove la social innovation non solo è riconosciuta ma svolge un ruolo fondamentale, già sottolineato da Giuseppe De Rita, che compone un quadro piuttosto chiaro. L’evoluzione digitale e l’economia cooperativa sono la base di questo affresco, dove si innestano nuovi bisogni sociali di famiglie emergenti, ma anche di settori della società, come gli over 55 che stanno vivendo situazioni personali e professionali difficili che non erano state codificate nelle stagioni precedenti. E’ evidente che il cosiddetto Terzo settore trovi nella social innovation il suo terreno d’elezione e dei business model che gli mancavano fino a qui, che gli permettono di intervenire in modi innovativi come l’housing sociale e le cooperative di auto-costruzione, sebbene tutto proceda ancora a ritmi troppo blandi per l’accelerazione del cambiamento sociale.

Sebbene quindi i modi e la velocità non siano ancora adeguati, il ‘capitalismo collaborativo’ ha incrementato l’occupazione, soprattutto in quelle realtà esposte come il Sud, che è in forte controtendenza con un modello altamente inclusivo, che lega un tessuto sociale altrimenti sfibrato. Il passaggio adesso è quello della maggiore integrazione del paradigma digitale, nelle comunità e servizi, sia web che di ambito e pertinenza locali, che assieme a quelli industriali producano effetti di ‘business sociale innovativo”.

In questa prospettiva non va solo il terzo settore ma tutta la realtà dell’innovazione sociale in Italia, che ha mostrato in questi ultimi anni una forte capacita di tenuta e di impatto sociale, rispondendo alle nuove esigenze della competizione globale ma anche a quelle antiche della prossimità locale, proponendo un modello di capacità imprenditoriale che sposa quella collaborativa e quindi inclusiva.

L’aumento incrementale della quota di italiani che va quotidianamente in accesso sulla rete (60%) da un lato rafforza i fenomeno dello sharing ma dall’altro abbassa i consti degli acquisti in una logica di low cost che, spiega Enzo Baglieri, della SDA Bocconi, “è un modo di fare innovazione senza prendere tutti i rischi di un’innovazione radicale”.

Così, se oltre alle fonti il tempo resta la variabile cruciale per l’innovazione sociale, adesso sembra che il tempo sia venuto. “Come nel Giro di Francia”, prosegue Baglieri, “non si vince trionfando in tutte le gare perché non si può essere scalatore e velocista assieme. Si vince solo stando sempre tra i primi, quindi adattando il proprio modello di business a una forte personalizzazione e disintermediazione delle relazioni di consumo”. Grazie alla social innovation si definisce così il profilo di un nuovo tipo non solo di economia e società ma forse anche di soggetto e consumatore, più esperto e riflessivo, che cerca un’alternativa alle omologazioni degli standard di massa aprendosi a servizi, oggetti e spazi di nuova concezione. Un soggetto attivo che considera la prossimità digitale ma anche la copertura fisica del territorio. Il modello Uber, AirB&B e MyTaxi applicato alla vita quotidiana, dalla cura dei figli al sostengo agli anziani? Potrebbe diventare una prospettiva plausibile.

(Walter Mariotti per Newsroom)

AXA Italia e Impact Hub Milano

Anche AXA Italia è alla ricerca di nuove prospettive per proteggere il futuro in maniera innovativa. In quest’ottica, è partner della società e soprattutto delle nuove generazioni, investendo sui giovani per sviluppare insieme a loro e per loro progetti di innovazione, inclusione e coesione sociale.

Dal 2014 AXA Italia è partner di Impact Hub Milano, parte di un network internazionale e primo hub dedicato a innovazione e imprenditoria sociale in Italia. Frutto di questa partnership sono progetti dal forte impatto sociale come:

  • Impact Hub Fellowship on E-Health (2015) e Longevity (2014), concorsi che hanno premiato con oltre 250 mila euro complessivi le migliori iniziative imprenditoriali.
  • South for Tomorrow (2016), call to action dedicata ai giovani startupper del sud Italia, insieme a Banca MPS. Il vincitore del concorso, oltre ad un periodo di incubazione presso gli Hub di Bari, Siracusa o Catania, per la prima volta in Italia avrà l’opportunità di veder entrare il proprio progetto di innovazione sociale nel portfolio prodotti di AXA Italia.
  • #NatiPer (2016), l’evoluzione di Nati per proteggere, che ha raccolto quasi 350 progetti in sole 5 settimane di apertura del concorso.

 

 

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