La formula per “fare rete” al femminile al #tempodelledonne – Nati Per

La formula per “fare rete” al femminile al #tempodelledonne

14 Set 2016

Esiste una formula del networking del nuovo millennio e, magari, al femminile? Ognuno deve trovare la sua e, quando al #tempodelledonne ci è stata chiesta la nostra formula magica, abbiamo messo a fuoco alcuni ingredienti fondamentali, individuati in tanto tempo di pratica e da un pizzico di buonsenso.

Una novità si agita nella rete e, di fondo, rispecchia quanto sta avvenendo nella società. Le donne iniziano a fare squadra, si sostengono, vanno oltre le parole disintegrando con i fatti cliché secolari sull’incapacità femminile  di giocare in team, sintetizzati dal seguito del detto “homo homini lupus”, il meno conosciuto “foemina foeminae lupior”, che esalta i canini appuntiti delle lupe, soprattutto quando affondano nelle carni delle simili.

Al #tempodelledonne, la tre giorni organizzata in Triennale a Milano dal Corriere della Sera in collaborazione, tra gli altri di Valore D, la prima associazione di imprese che promuove diversità, talento e leadership femminile per la crescita delle aziende e del Paese, migliaia di persone, donne e uomini (pochini, ma buoni) si sono confrontati sui temi della felicità e passione, che sono da sempre e sempre di più legati alla dimensione della condivisione.

Viviamo in una società atomizzata, dove molti dei corpi sociali intermedi tradizionali sono scomparsi, lasciando comunque vivo il bisogno umano di aggregarsi, confrontarsi, magari anche scontrarsi. In parte è stato riempito dalle reti sociali virtuali, che rendono ancora più liquide le linee di demarcazione tra nostra vita privata e vita personale, immersi come siamo in una teca di vetro, in cui tutto e nulla traspare. Scrive la “mia me” personale o la “mia me” professionale o scrivo io con tutto il bagaglio che mi porto dietro come esperienza e vissuto personale e professionale?

Per essere dentro e parte attiva di reti è importante la capacità di presentarsi per quello che si è, con la nostra identità chiara e riconoscibile, consapevoli di ciò che siamo per noi stesse e per gli altri, come persone e come professioniste.

Occorre non farsi condizionare da vecchi modelli o stereotipi, alcuni generali, altri molto italici, altri ancora al femminile, che associano l’entrare in una rete alternativamente (o con combinazioni inaspettate) con: incontrare persone possibilmente di potere o dotate di superpoteri; avere un trilione di connessioni sui social; fare tour compulsivi di aperitivi; presidiare incontri, a finto invito riservato, su tematiche a noi incomprensibili e soprattutto di una noia mortale; essere rinchiuse a confabulare in cenacoli veterofemministi rigorosamente man-free con aria da congiura o da addio al nubilato; convertirci (se non per piacere ovviamente) alla glottologia del calcio tra corner, fuorigioco e rigori o del fantacalcio.

E quindi? Esiste una formula del networking del nuovo millennio e, magari, al femminile? Ognuno deve trovare la sua e, quando al #tempodelledonne ci è stata chiesta la nostra formula magica, abbiamo messo a fuoco alcuni ingredienti fondamentali, individuati in tanto tempo di pratica e da un pizzico di buonsenso.

Per contribuire alla cultura moderna della rete e avere una presenza forte e soprattutto una credibilità o influenza (se volessimo utilizzare una parola considerata vintage una autorevolezza) nel networking è importante:

  • portare propri contenuti, valorizzando le proprie competenze e capacità, anche di tipo trasversale, e avendo una propria identità riconosciuta, personale e professionale. Avere chiarezza sui propri interessi e contenuti aiuta anche ad avere un rapporto sereno con il silenzio, dato che non è obbligatorio intervenire e parlare di tutto.
  • Essere sempre autentici, con le proprie forze e vulnerabilità, rimanendo se stessi. L’autenticità passa sempre agli altri, essere fintamente qualcosa di diverso non paga nel lungo periodo.
  • Mettere le proprie capacità e relazioni a disposizione degli altri con vera generosità. Gli approcci utilitaristici generano diffidenza, soprattutto nelle donne. Un ecosistema, e un network lo è, vive solo se ciascuno è, anche a fasi diverse, giver e taker allo stesso tempo. Senza pretese di ricevere.
  • Essere selettivi, individuando le reti nei cui valori, nei cui focus e interessi, nel cui senso ci ritroviamo, proprio perché così potremo preservare la nostra autenticità ed essere snodi veri di informazione. E anche perché la rete, e i contatti umani che la rendono viva, comportano tempo di cura e di sviluppo e non si possono disperdere energie e qualità su troppi fronti.
  • Essere aperti al dialogo e al confronto, anche e soprattutto con chi è diverso da noi, e a sviluppare la fiducia, perché non sei più sola, ma hai un rete di cura di cui fidarti, se individuata sulla base della comunanza di interessi e valori (sul sense of purpose).
  • Trovare anche la spinta di un sano piacere e divertimento nell’essere parte della rete.Conosco moltissime donne, a partire dalla sottoscritta, che adottano un approccio di assoluta serietà e disciplina in tutto, anche nel networking. Saper cogliere anche la leggerezza e imparare l’arte della decompressione sono materie su cui abbiamo ampi spazi di miglioramento.

Fare rete, in modo diverso, è un tema chiave nella società della condivisione. Permane la centralità delle reti fisiche, ma accompagnate sempre di più anche da reti virtuali. Ci sono network a più livelli, trasversali e specializzati, locali e internazionali, generazionali e di genere, in una gigantesca rete delle reti. Con sfide che riguardano tutti. Le donne possono dare un contributo fondamentale a reinventare una cultura sostenibile del networking, dove le parole chiave siano identità e valori, contenuti, autenticità, generosità, selettività, apertura e confronto, divertimento. La perfetta combinazione di gravitas e levitas.

Isabella Falautano per newsroom

Direttore Communication, Corporate Responsibility & Public Affairs, AXA Italia

Tw: @falautano

Ecco alcuni tweet dei partecipanti all’incontro alla Triennale sabato 10 settembre

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