Lingue morte e matematiche antiche. Perché si devono studiare anche cose non concrete – Nati Per

Lingue morte e matematiche antiche. Perché si devono studiare anche cose non concrete

06 Apr 2017

Si moltiplicano i saggi sulle lingue morte. La lingua geniale, il greco. Ma anche quella non meno fantastica, e difficile, il latino. E poi altri studi, sull’importanza dei classici, su cui nasce la nostra civiltà e tutto quello che siamo e che pensiamo.

Perché accade questo? Per una rivolta inconsapevole alla tecnologia? Per una reazione al dominio delle STEM e dell’ingegneria? Tutt’altro. Il legame che unisce sapere scientifico a sapere filologico, in particolare allo studio del Greco e latino, è infatti fortissimo. E consequenziale.

Studiare una lingua morta, non è un esercizio di retorica, né di masochismo. Non serve per capire che i numeri delle parole erano tre, singolare, plurale e duale, che c’erano due termini per il concetto di tempo, quello cronologico e quello opportuno, che esisteva un modo verbale per esprimere il desiderio, l’ottativo, e non esisteva il futuro.

Il greco della koiné, il greco antico, e il latino di Cicerone, ma di più ancora forse quello della crisi sociale di Tacito e Svetonio, sono un modo di capire la realtà e di andare anche oltre la realtà. Soprattutto sono l’unico modo rimasto per comprendere il pensiero astratto, come ha spiegato in maniera magistrale, alcuni anni fa, Lucio Russo.

Uno storico della matematica, che ha scritto un libro sulla differenza tra i “segmenti” e i “bastoncini”, che in realtà era una riflessione sulla scuola e il suo destino. Che cosa è infatti la scuola? E per chi è fatta? Secondo Russo le questioni che restano irrisolte nella riforma (Berlinguer, come in tutte quelle successive,) sono i contenuti dell’insegnamento e la direzione che la scuola dovrà avere nel prossimo futuro.

Il problema non è il rapporto con il mondo del lavoro, ma a livello medio e medio superiore proprio il contrario: un progressivo abbandono dei capisaldi dell’istruzione superiore e dall’omologazione verso un’istruzione mediocre e approssimativa, dove il concetto astratto dei segmenti viene sostituito da quello concreto dei bastoncini. Ma in questo modo, secondo Russo, si crea una “scuola per consumatori” che ha rinunciato al suo ruolo di formazione, che ha posto tra i suoi obiettivi l’interscambiabilità delle discipline, che non forma più al suo interno l’élite intellettuale del paese. Ecco perché sono importanti il Greco e il latino: perché nella difficoltà di una struttura sconosciuta e arcaica, nella descrizione di un mondo di eroismo e divinità, allena all’astrazione e alla capacità di concettualizzare. E’ un sapere pratico, quello del greco e del latino? Apparentemente no. In realtà però solo concettualizzando è possibile immaginare il future. E magari applicarlo a una start up facendoci un business colossale.

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