Lo spreco di cibo in Italia e nel mondo: ecco come combatterlo – Nati Per

Lo spreco di cibo in Italia e nel mondo: ecco come combatterlo

03 Ott 2017

Ogni anno in Italia 15,5 miliardi di euro di cibo finiscono nella pattumiera, un valore pari allo 0,94% del Pil. Un dato riconducibile per la maggior parte allo spreco domestico. Sono le stime elaborate sulla base dei test Diari di Famiglia eseguiti dal ministero dell’Ambiente con il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agroalimentari dell’Università di Bologna, a un anno dall’entrata in vigore della Legge per la limitazione degli sprechi, l’uso consapevole delle risorse e la sostenibilità ambientale, la Legge Gadda. Vale oltre 3,5 miliardi annui lo spreco alimentare nella sola filiera, ovvero dai campi alla produzione industriale, agli sprechi nella distribuzione.

Ma sta crescendo fra i cittadini la sensibilizzazione intorno al tema spreco: l’Osservatorio Waste Watcher stima che 7 italiani su 10 sono a conoscenza della nuova normativa e oltre il 91% considera grave e allarmante la questione spreco legata al cibo, mentre l’81% dei cittadini si dichiara consapevole che il cambiamento deve avvenire innanzitutto nel quotidiano. Per aumentare queste percezioni è fondamentale sensibilizzare innanzitutto i giovani, dai bimbi ai millennials della generazione Z.

Importanti sono a tal fine le iniziative di sharing economy legate alla riduzione degli sprechi.

Un esempio virtuoso è quello della Norvegia: Bestfør.no, è una piattaforma governativa accessibile ai supermercati i quali potranno utilizzarla per tenere memoria, ed essere informati in tempo, della data di scadenza delle vivande. In tal modo, gli esercenti potranno proporle a prezzi scontati e venderli prima. L’obiettivo della Norvegia è la riduzione dello spreco alimentare fino al 50% entro il 2030, ma il loro potrebbe diventare meta comune se tutte le nazioni del mondo si impegnassero a tal proposito.

Sono diverse le iniziative private contro gli sprechi. Tante le imprese innovative che puntano al riutilizzo degli stessi. C’è ad esempio la britannica Winnow che, grazie a una app raccoglie i dati sulle eccedenze nella ristorazione permettendo così un più oculato piano d’acquisti. C’è Food Cowboy di Washington, che si serve delle tecnologie mobili per “dirottare” il cibo scartato dai distributori verso le mense dei poveri. E ci sono molti progetti che riutilizzano gli sprechi per la lavorazione industriale: Orange Fiber, per esempio, è una startup siciliana che produce tessuti dagli scarti agricoli degli agrumi. La grande distribuzione tende a smaltire, come rifiuti, una buona parte delle eccedenze alimentari, ma anche prodotti freschi e freschissimi: alimenti scartati che potrebbero invece sfamare le persone indigenti. Da qui l’idea di Foodrecycle, una piattaforma web in grado di mettere in contatto i centri della grande distribuzione con le associazioni che si occupano di aiutare gli indigenti.

Anche AXA sostiene i progetti che riguardano le soluzioni anti spreco, vota il progetto finalista Foodrecycle!

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