Megacities e Smartcities, le capitali del futuro sono a misura di over 65 – Nati Per

Megacities e Smartcities, le capitali del futuro sono a misura di over 65

04 Nov 2016

Le capitali del futuro non saranno quelle della fantascienza, dei romanzi di Jules Verne, Isaac Asimov e Philip K. Dick. Piuttosto, quelle di una realtà che somiglia molto alla nostra ma che al tempo stesso è diversissima. Un mondo che fino a pochi anni fa si tardava a immaginare. Sono città dove si dimostra come un’alternativa più umana sia possibile, dove è evidente come solo l’opera dell’uomo sia la soluzione ai problemi causati dall’uomo, dove il cambiamento dello skyline corrisponde alla mutazione del Dna, di una fisionomia profonda. Non solo metropoli ma medie città che attraverso il redesign di nuovi quartieri attribuiscono un’inedita dignità alle funzioni sociali, spazi d’inclusione e consumo culturale, che oltre a ridisegnare i confini nazionali delineano una nuova mappa della contemporaneità.

Secondo uno studio del McGraw Hill Financial Institute, ripreso dal quotidiano online Il Post, urbanizzazione e invecchiamento della popolazione mondiale sono i grandi trend del futuro. Nel 2030, sul totale della popolazione mondiale una persona su otto – ovvero un miliardo di persone – avrà compiuto 65 anni. Un ventennio dopo, entro il 2050, due terzi della popolazione mondiale vivrà in una città, che a quel punto  non solo avrà mutato dimensione e struttura, ma sarà popolata per la maggior parte da anziani. La sociologa americana Saskia Sassen, docente a Columbia, ha chiamato questa nuova realtà “Megacities”, un concetto diametralmente opposto a quello delle “Smartcities”, di cui si parla ancora in Europa.cittauno

Lo studio segnala alcune città che si candidano a essere nuove capitali urbane e civili: Newcastle in Inghilterra, Canberra in Australia, i Paesi Baschi in Spagna e La Plata in Argentina, “che si sono dimostrate all’avanguardia nella trasformazione in città a misura di anziano. Assieme a queste ci sono senza dubbio Seul in Corea, New York negli Stati Uniti, Hong Kong in Cina, megacities che stanno cercando di integrare i fattori “smart” per costruire un futuro migliore.

Ma come coniugare Smartcities e Megacities in una prospettiva popolata da generazioni sempre più vecchie? Secondo lo studio americano, quattro saranno le linee di sviluppo. Tutte le città dovranno ripensare le infrastrutture di collegamento pubblico, ridisegnandole soprattutto per le persone della terza età.  A queste andranno aggiunte architetture funzionali per impedire che i giovani vivano i centri delle città e i meno giovani se ne vadano in periferia. Quindi, occorre ripensare le funzioni sociali e i luoghi di aggregazione per permettere lavorare, studiare e svolgere attività artistiche e ricreative, a tutte le età. Secondo lo studio soltanto le città di New York e Sausalito, in California, sarebbero in anticipo sui tempi, avendo introdotto metodi di innovazione sociale per l’invecchiamento -“Age-Friendly Link” come passaggi gratuiti in auto o attraversamenti pedonali più semplici e sicuri per over 65.

Ma fra le ricerche più interessanti, uno studio del Sole 24 Ore ha individuato dieci città attuali che sià sono nel futuro: Stoccolma, Copenhagen e Bilbao in Europa; Singapore, Bangkok e Seul in Asia; Adelaide in Australia; San Paolo in Sudamerica; Toronto e Boston in Nordamerica. Non città nuove, quindi, ma centri urbani storicizzati che hanno saputo ripensarsi hanno vissuto e interiorizzato la crisi globale dell’economia diversamente attutendone l’impatto sulla società e creando nuovi anticorpi, inedite formulazioni individuali, dei nuovi modi di esprimere il senso della comunità. Città, inoltre, dove l’innovazione tecnologia ha saputo coniugarsi con le necessità sociali, diventando la matrice di funzionamento e di attrattiva di tutte le attività umane, capitali finanziari compresi.cittadue

Per fortuna non sono gli unici modelli. In Europa, per esempio, il futuro si vede già nelle città delle democrazie avanzate del sistema scandinavo e danese, ma anche in luoghi come Madrid e Parigi, dove la qualità della vita è garantita da concetti come risparmio energetico, trasporto urbano democratizzato e politiche di economia circolare riciclo.  Copenaghen e Stoccolma, in particolare, hanno puntato sulla qualità dell’evoluzione di edifici e vita umana sostenibile, dal punto di vista ambientale ma anche professionale, infantile, finanziario. Negli ultimi dieci anni, grazie a questa sinergia una città storicizzata – quindi non di semplice gestione – come Copenhagen ha ridotto del 40% l’emissione di anidride carbonica.

Certo, non ovunque è possibile andare al lavoro in bici come in Olanda, dove oltre il 35% della popolazione non usa la macchina. E’ un fatto però che il sistema di riscaldamento olandese, una versione aggiornata del concetto Casaklima, che recupera il calore di scarto della produzione elettrica ridistribuendolo negli ambienti sotto forma di calore, può diventare uno standard scalabile e utilizzabile negli emisferi temperati. A Stoccolma, invece fra un anno sarà terminato un nuovo progetto urbano, 11mila abitazioni capaci di accogliere 25mila persone ma soprattutto a impatto ambientale prossimo allo zero, grazie all’impiego di materiali riciclati fra cui vetro, legno, acciaio e pietre.

In Italia? La città di Bolzano ha collaborato con IBM per la creazione del programma “Living Safe”, che raccoglie dati da sensori per sviluppare strategie per aumentare la sicurezza e l’indipendenza degli anziani, una sorta di Big Data per anziani”.

Le capitali del futuro saranno quindi città che recuperano concetti antichi, prima fra tutti quelle dove l’alleanza tra pubblico e privato dovrà produrre soluzioni politiche e tecnologiche a misura di anziano, anche perché, come ha dimostrato l’ultimo World Economic Forum, solo l’invecchiamento sano promuove la crescita economica nelle economie sviluppate ed emergenti. Mezzi di trasporto di nuova concezione, aree residenziali più facili e tecnologiche, lavori accessibili a tutte le fasce d’età.

 (Walter Mariotti per NewsRoom)

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