Pedalare per riprendersi la vita. Quando andare in bici diventa uno state of mind. – Nati Per

Pedalare per riprendersi la vita. Quando andare in bici diventa uno state of mind.

23 Set 2016

23″La bici può farci sognare la città utopica di domani, dove i trasporti pubblici e le biciclette saranno gli unici mezzi di trasporto e dove regneranno la pace, l’uguaglianza e l’aria buona, dove le esigenze dei ciclisti vinceranno sui poteri forti della politica”. Forse le cose non andranno proprio così, come ha scritto il filosofo francese Marc Augé, divenuto famoso per la sua teoria dei non luoghi, tutte quelle creazioni artificiali di spazi di servizio – dagli aeroporti ai centri commerciali – che hanno preso funzioni sociali dalle piazze e le chiese, divenendo centri di aggregazione. Però è certo che Augé ha ragione quando dice che “prima di tutto, grazie alla bici, potremo riprendere il contatto con la realtà, con il tempo e lo spazio ormai invasi dalla finzione e dal mondo delle immagini”.

Scelta pragmatica, più che ideologica

I numeri lo dimostrano. Se a New York il 77 per cento degli abitanti ha scelto di abbandonare le quattro ruote per le due, in Italia, negli ultimi dieci anni gli automobilisti che hanno scelto di passare alla bici sono oltre 5 milioni. In testa alla classifica Bolzano, dove grazie anche alle molte decine di chilometri di pista ciclabile realizzate ormai da tempo la media dei tragitti in bici risulta 29% rispetto a quella in auto o in moto, che si ferma al 27%. Una scelta che non viene fatta per motivi ideologici, ma più prosaicamente per risolvere i problemi della circolazione nel traffico e del prezzo del carburante. Senza contare che la bici rappresenta un ottimo esercizio di benessere quotidiano, di stile di vita aerobico che mettendo in funzione gruppi muscolari completi e riduce il grasso in eccesso, oltre a facilitare la circolazione del sangue. Non solo.

 

Due o quattro ruote? Visioni del modo opposte e complementari

Ma c’è di più. Come aveva scritto nel 1973 il sociologo Ivan Illich, la bellezza e la saggezza della bici non sta solo nella sua alternativa energetica alla crescente carenza di energia e al soffocante inquinamento. Perché sia la bicicletta che il veicolo a motore sono stati inventati dalla stessa generazione, ma restano simboli di due opposti modi di usare il progresso. Se la bici permette a ognuno di controllare la propria energia, il trasporto di ogni grammo del proprio corpo su un chilometro percorso in dieci minuti costa all’uomo 0,75 calorie, i mezzi a motore non ci permettono di conoscere il nostro corpo ma anzi di superare i suoi limiti senza che ce ne accorgiamo.

 

Barbe, tatuaggi e track-stand

Ma la bici ormai è anche un dato di appartenenza sociale e culturale, a una delle molte tribù urbane che costruiscono la nuova socialità contemporanea. In questa dimensione, gli hipster, la generazione di ragazzi caratterizzati dai tatuaggi, le barbe curate e I pantaloni corti non va mai senza bici particolarissime, quasi sempre retro e a “scatto fisso”, ovvero con il freno a pedale. Si tratta di una vera e propria ideologia soft, che non accetta nessun movimento libero della ruota posteriore. E’ un atteggiamento verso il futuro: non si può pedalare all’indietro né smettere di pedalare. Si può solo andare avanti, accelerando. Quelli davvero bravi, poi, riescono a fare il “trackstand”, il gioco in avanti e indietro dei pedali che permette di non poggiare mai i piedi sull’asfalto. E uno dei massimi codici che contrassegna questa tribù, anche se ricorda le gare dei bambini che però non si sarebbero mai immaginati di diventare hipster da grandi.

 

Nuovi fruitori, nuovi provvedimenti

Comunque sia, andare in bici è ormai un simbolo di un certo state of mind, di un modo d’essere che unisce New York e Milano, Seoul e Città del Messico. Hipster e intellettuali, cuochi e politici, signore in carriera e impiegati del catasto. Una tendenza che è divenuta ormai una norma, e che come tutte le novità deve essere regolamentata. Come sta accadendo a Firenze dove la tribù dei ciclisti, non sempre mossa da comportamenti urbani, ha costretto le autorità cittadine a prendere provvedimenti.

 

Walter Mariotti per Newsroom

Vota il progetto di #NatiPer che vuole trovare una soluzione ai furti di bicicletta KissMyBike

Ogni anno vengono rubate milioni di biciclette e ben poche vengono poi ritrovate. Il progetto Kissmybike vuole trovare una soluzione al problema e propone un innovativo e moderno antifurto, un dispositivo invisibile incorporato nella struttura della bicicletta. Studiato per durare anni senza doverlo ricaricare, Kissmybike permette di localizzare con precisione il veicolo rubato, sia in ambienti chiusi sia all’aperto, grazie alla trasmissione satellitare e a tecnologie di rilevamento all’avanguardia.

Punteggio: 5.0. da 1 valutazione.
Attendere per favore...

L'autore del post