Perché recuperare i punti (della patente) è un’esperienza? – Nati Per

Perché recuperare i punti (della patente) è un’esperienza?

24 Gen 2017

Perdere i punti può essere fatale. Soprattutto sei i punti di cui si parla sono quelli della patente. Non c’è infatti solo il rischio di dover rifare l’esame, che è diventato molto diverso da quello che era un tempo. Il fato può diventare cinico e baro specialmente quando si è superato, da tempo, i trenta. D’altra parte, come ogni cosa voluta dal destino – ma su questo torneremo – perdere i punti è anche l’unico modo per doverli riguadagnare, facendo un corso di recupero in una scuola guida. La via regia per capire che effetto hanno avuto sulla teoria venti o trent’anni di pratica. Di guida, ovviamente.

La prima sensazione di chi fa un corso di recupero è lo straniamento.

shutterstock_500105941Anche perché in genere i corsi si tengono la sera, o comunque nelle pause di lavoro. E qui c’è il primo imbarazzo: prima di entrare nell’aula si vedono bambini che escono con l’aria preoccupata, o semplicemente imbarazzata, che però si smorza subito in un sorriso o una battuta. Poi scopre che quei bambini hanno diciotto anni o anche di più, e allora diventa naturale che ridano. Chi invece non ride per niente sono gli over-30, che si riconoscono dall’aria mesta, grigia, che inizia a corrugare la fronte prima ancora di sedersi. Iniziando a parlare senza neppure presentarsi. O facendolo con le parole magiche: “A te quanti ne hanno tolti?”.

E’ questo che si capisce subito in un corso di recupero punti, che è qualcosa di molto più interessante e profondo che ripassare i segnali di passaggio a livello, per quanto importanti.

Tornare a guardare quello che abbiamo imparato dopo venti o trent’anni di guida fa vedere non solo la disciplina stradale ma il mondo in un altro modo. E noi stessi, che come in uno specchio cominciamo a vederci e non ci piaciamo: disattenti, troppo sicuri di sé, nella migliore delle ipotesi superficiali. Non riflettiamo, per esempio, sul tempo di reazione in caso di frenata: quale è il nostro tempo di reazione? Un secondo? Un secondo e mezzo? E cosa succede in un secondo? E’ possibile che in un secondo si facciano dieci metri a piedi? Tutti direbbero di no. Eppure, se Usain Bolt corre cento metri in meno di dieci secondi, questo significa che un uomo può compiere dieci metri in secondo, metro più metro meno, frazione più frazione meno. Anche senza essere un campione. Ma significa anche che mandare un sms mentre si guida, o non insistere che i propri figli minorenni mettano la citura nel loro apposito sedile –obbligatorio – la gita fuori porta può trasformarsi in incubo. E svegliarsi in tragedia.

Chi scrive ha fatto il corso di recupero dei punti. Ho visto cose con occhi nuovi, anche se un po’ più vecchi di prima. Cose che gli umani vedono tutti i giorni, soprattutto nelle corsie del pronto soccorso degli ospedali. Cose che non si vorrebbero mai vedere, soprattutto se si hanno figli, coniugi o genitori che aspettano a casa. Cose che noi umani non sappiamo nemmeno che esistono e che invece, purtroppo, sono la regolarità, la cronaca quotidiana, che vorremmo sempre non toccasse a noi.

La vera cultura della prevenzione, in fondo, è tutta qui. In questa prospettiva anche la multa o il corso di recupero punti della patente assume un altro significato.

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