Più smart dello smart? – Nati Per

Più smart dello smart?

03 Mag 2018

Nuovi modi di lavorare

Intervista a Mariano Corso, Professore Ordinario presso la Facoltà di Ingegneria dei Sistemi del Politecnico di Milano.

Le aziende che hanno iniziato a sperimentare lo Smart Working hanno compreso le grandi potenzialità offerte da questo nuovo approccio al lavoro e si sono accorte di come possa innescare un vero e proprio cambiamento culturale, valorizzando la creatività e l’impegno dei collaboratori” ci spiega Mariano Corso, responsabile scientifico dell’Osservatorio sullo Smart Working del Politecnico di Milano.

Un punto di vista privilegiato, quello appunto dell’Osservatorio, che negli ultimi anni ha accompagnato molte imprese nel percorso di profonda innovazione legato allo Smart Working e che consente di fotografare un fenomeno che si stima coinvolga già più di 305.000 lavoratori in tutto il Paese.

Sono ormai molte le aziende che in maniera più o meno strutturata hanno abbracciato lo Smart Working. Quali sono i principali trend che avete intercettato?

La gran parte delle organizzazioni che hanno un progetto di Smart Working prevedono che nei prossimi tre anni ci si concentrerà soprattutto sul coinvolgere ancora più collaboratori, sviluppando nuove forme di Smart Working per figure professionali che attualmente non possono accedere oltre a diffondere una cultura basata sulla chiara definizione di obiettivi e sulla responsabilizzazione.

Lavorare da casa è solo una delle leve dello Smart Working, anche se indubbiamente è la più evidente.

Il vero tema è quello di cogliere la sfida al modello manageriale tradizionale, promuovendo uno stile che superi il dogma della supervisione diretta e costante a favore di una leadership partecipativa e capace di sviluppare i talenti.

La chiave del lavoro smart è la cultura del risultato, con il superamento della subordinazione stretta: così si stimola la creatività e si coltiva l’innovazione.

Quindi Smart Working come acceleratore per il cambiamento nelle organizzazioni.

Esatto. Smart Working vuol dire poter contare su un maggiore engagement dei collaboratori, che si traduce in maggiore fiducia e creatività. Una cultura orientata al risultato stimola infatti le persone a riflettere in maniera critica e a mettere più intelligenza in quello che fanno, offrendo all’organizzazione maggiori occasioni di ripensarsi e innovare. Non dimentichiamo che le ricerche ci indicano che i lavoratori smart sono quelli più propensi a comportamenti di imprenditorialità interna. E questo è un elemento chiave in settori in profonda e rapida evoluzione, in cui è fondamentale che le persone sappiano mettersi in discussione per affrontare il cambiamento.

Fiducia e responsabilizzazione, voglia di essere partecipi e apertura all’innovazione, flessibilità e spirito imprenditoriale. Rilevate differenze tra le generazioni nell’approccio a questo modello?

Se ci concentriamo su una delle sfaccettature dello Smart Working, ovvero il lavoro da remoto l’adesione è quasi sempre in funzione e proporzione rispetto ai carichi e impegni familiari.

Quanto più le persone si sentono a proprio agio con la tecnologia tanto più hanno facilità a lavorare da remoto. E qui si parla soprattutto della fascia demografica tra i 35 e i 50 anni.

I lavoratori più giovani tipicamente accedono meno al lavoro da remoto e preferiscono stare con i colleghi. Gioie e dolori dello Smart Working?

Non va confusa l’adesione con il gradimento dello Smart Working in senso più esteso: la flessibilità degli orari, la flessibilità e qualità generale dei nuovi spazi di lavoro sono componenti che vedono i giovani pienamente a bordo.

Anzi: difficilmente i millennials di talento accettano di vivere in un’organizzazione che non li faccia lavorare per obiettivi, con flessibilità, in ambienti di lavoro funzionali e moderni. Lo Smart Working è diventato un elemento indispensabile che permette di qualificare il datore di lavoro e senza il quale è difficile essere appealing.

Cosa più importante: lo Smart Working può essere uno strumento per sentirsi più partecipi, per creare maggior unitarietà della propria vita e favorendo la possibilità di identificarsi in un’organizzazione dove poter portare anche le proprie passioni. E questo può aver valore a tutte le età.

Fonte: dati ottenuti dalla survey condotta sulla popolazione di smart worker in AXA Italia a marzo 2018. 

 

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