Riabilitazione, cloud e tecnologia per aiutare le persone con disabilità – Nati Per

Riabilitazione, cloud e tecnologia per aiutare le persone con disabilità

22 Set 2017

La tecnologia entra nella riabilitazione non per prendere il posto del terapista, che rimane insostituibile, ma per supportare meglio la sua azione e rendere più efficaci i trattamenti. Sembra ormai assodato che i robot possano migliorare il risultato di un intervento riabilitativo, a patto però che a “dettare le regole” siano il medico e il terapista, a cui spetta il compito ultimo di stilare il programma di lavoro del paziente, sulla base della sua patologia e del suo recupero funzionale.

I sistemi robotici e digitali permettono infatti

  • di aumentare l’intensità di trattamento (movimenti ripetuti nel tempo),
  • proporre scenari sempre più stimolanti e motivanti per il paziente, come ad esempio l’utilizzo della realtà virtuale,
  • realizzare protocolli personalizzati secondo le caratteristiche cliniche del singolo paziente
  •  misurare in modo oggettivo la risposta al trattamento.

In Italia le persone con limitazioni funzionali dovute a malattie sono circa 13 milioni; circa 3 milioni hanno gravi difficoltà motorie o sensoriali, e si stima saranno 4,8 milioni nel 2020. A fronte di queste cifre, appare evidente  che le moderne tecnologie per le persone con disabilità non siano diffuse quanto ci si aspetterebbe.

Proprio la tecnologia rappresenta lo strumento mediante il quale la medicina riabilitativa può realizzare i maggiori successi. Può favorire il dialogo tra medico e paziente, ma soprattutto può intervenire direttamente sul recupero funzionale.

La tele-riabilitazione, poi, è un’ottima via per erogare trattamenti riabilitativi garantendo la continuità di cura tra ospedale e domicilio del paziente e un accesso ai servizi riabilitativi anche in territori disagiati (aree rurali o di montagna), ma per il momento viene utilizzata solo in ambito di ricerca. anche in Italia. Tra questi quelli utilizzati da Fondazione Stella Maris e della sezione di Neuropsichiatria Infantile dell’Università di Pisa. CareToy, per esempio, è una palestra biomeccatronica di tele-riabilitazione, ideata e sviluppata nell’ambito di un progetto europeo in collaborazione con l’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna, in cui la tecnologia permette di portare a casa, già dai primissimi mesi di vita, il trattamento riabilitativo precoce, fondamentale per il futuro sviluppo di bambini a rischio di paralisi cerebrali. Oltre 2000 sensori, integrati nel sistema CareToy, permettono di misurare e monitorare a domicilio il comportamento dei bambini. Questi dati vengono trasmessi attraverso la rete al centro clinico, dove medici e terapisti seguono il loro andamento, sostenendo le attività di gioco più adeguate allo sviluppo che i genitori potranno svolgere quotidianamente con il bambino.

Il San Raffaele di Milano, invece, ha sviluppato un sistema per stimolare la mente dei malati di Alzheimer e continuare la riabilitazione cognitiva iniziata in ospedale. Con un medico a portata di clic. L’appuntamento è online. Due volte a settimana, il paziente, assistito da un familiare, si collega da casa con l’unità di neurologia dell’ospedale. E insieme a un esperto che lo guida, svolge per un’ora esercizi di memoria e di linguaggio. Dalla simulazione di una spesa al supermercato alla ricerca della via d’uscita da un labirinto fino ai classici quiz di associazione parola-oggetto. Così, attraverso il gioco, la sfida è quella di aiutare i pazienti a mantenere vive le abilità mentali e di ridurre la progressiva perdita di memoria tipica di queste patologie. Sono una cinquantina i dispositivi già attivi in Lombardia: oltre agli esercizi di riabilitazione, offrono anche il consulto diretto con neurologi e psicologi del San Raffaele.

Un ruolo importante nella rivoluzione delle tecniche di riabilitazione lo gioca il cloud. Il cloud consente la diffusione geografica ad ampio spettro, abbassando i costi di distribuzione, i dispendi di tempo l’affollamento delle strutture di riabilitazione. E può farlo non escludendo il ruolo dell’operatore sanitario. In molti casi, infatti, non è pensabile trasferire la persona che necessita di cure in strutture all’avanguardia e in queste situazioni è proprio il cloud e la tecnologia a venire in aiuto. Nel caso per esempio di Fightthestroke, associazione di genitori di bambini colpiti da ictus perinatale,  è possibile migliorare la vita di un bambino a distanza  permettendogli di fare riabilitazione rimanendo a casa ma ricevendo le cure dei migliori medici.

Anche AXA Italia sostiene i progetti che riguardano la tecnologia riabilitativa, vota Mirrorable finalista di #NatiPer!

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