Se gli oggetti hanno un’anima. Iot, la rivoluzione che sta cambiando il mondo – Nati Per

Se gli oggetti hanno un’anima. Iot, la rivoluzione che sta cambiando il mondo

14 Mar 2017

Il mondo non sarà più quello che conosciamo. Anzi, è già diverso. Un tempo si divideva tra esseri viventi e oggetti inanimati, oggi invece anche gli oggetti sono animati. Parlano, dialogano, rispondono, apprendono. Avranno anche un’anima? Dagli ultimi sondaggi sembrerebbe proprio di sì. E’ l’internet delle cose (IoT), che offre ai consumatori soluzioni sempre più elaborate soprattutto rispetto alle garanzie di privacy e sicurezza soprattutto per la casa, che diventa grazie a questo passaggio Smart Home. Dall’ultimo report del Politecnico di Milano sul mercato dell’IoT, la Smart Home nel nostro Paese vale 185 milioni di euro nel 2016, +23% rispetto all’anno precedente. Ma il suo potenziale è davvero enorme, perché la casa connessa si propone come il fulcro dell’ecosistema “internet delle cose”, capace di trainare settori chiave del Made in Italy.

Che cosa è l’IoT

Le potenzialità sono chiare quando si vanno a  verificare le vere realtà della rivoluzione prossima ventura. Una famiglia di tecnologie il cui scopo è rendere qualunque tipo di oggetto, anche senza una vocazione digitale, un dispositivo collegato ad internet. Quindi in grado di partecipare a tutte  le funzioni che hanno gli oggetti nati per utilizzare la rete. Oggi le proprietà degli oggetti connessi sono il monitoraggio e il controllo, ovvero possono funzionare come sensori che registrano informazioni su di sé o sull’ambiente in cui si trovano.  Nella dimensione IoT il termometro che si usa per misurare la temperatura al proprio figlio potrebbe anche misurare la temperature dell’ambiente in cui è, e se vogliamo anche analizzare il livello di inquinamento dell’aria. Ma controllo vuole anche dire che gli oggetti possono essere comandati a distanza semplicemente attraverso internet.

Dalla smart home alla smart city

E’ evidente che in questa dimensione la casa e le sue soluzioni – la smart Home – sia il primo mercato di applicazione e di vendita, dopodiché vengono le smart cities, ovvero le soluzioni intelligenti per le città, che da agglomerati di strade, piazze ed edifici diventano sorgenti di dati e quindi controllabili e modificabili a distanza. “Le applicazioni Smart Home consentono di raccogliere moltissimi dati sul funzionamento dei dispositivi connessi e sul comportamento delle persone nell’abitazione: questo sarà uno degli aspetti cruciali per lo sviluppo del mercato, anche se le strategie per la valorizzazione dei dati sono ancora poco definite dalle aziende”, ha dichiarato Giulio Salvadori, ricercatore dell’Osservatorio Internet of Things del Polimi. “Ed è fondamentale prestare molta attenzione alla tutela della privacy e della sicurezza, perché i consumatori sono tendenzialmente restii a condividere i propri dati, a meno di ricevere in cambio vantaggi concreti”.

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Verso una cultura della sicurezza

Secondo la ricerca del Polimi, l’82% del mercato è ancora legato alla filiera tradizionale, composta da installatori e distributori di materiale elettrico. Però sta crescendo in maniera esponenziale  la quota dei “nuovi” canali come retailer, eRetailer e assicurazioni che insieme rappresentano il 18%, ovvero circa 30 milioni di euro. In questa prospettiva la dimensione di protezione e lo sviluppo di una “cultura della sicurezza” giocano un ruolo da protagonista, soprattutto nella dimensione domestica, che agli italiani sta particolarmente a cuore. E qui si deve entrare nello specifico. Oggi in Italia anche sei compagnie assicurative propongono polizze casa legate alla presenza di oggetti connessi (una in più dell’anno precedente) e alcuni grandi operatori stanno lavorando allo sviluppo della propria offerta, ma il mercato è ancora poco dinamico. Le polizze assicurative smart non si rivolgono solo alla casa, ma anche a uffici e piccoli esercizi commerciali per la rilevazione di allagamenti, incendi o eventuali intrusioni, a cui viene associato un servizio di assistenza 24 ore su 24. Cresce poi il numero di offerte per il wellness (ad esempio dispositivi wearable con sconti sulla polizza se si pratica attività fisica) o per l’eHealth (polizze scontate se associate all’acquisto di strumenti in grado di monitorare parametri vitali).

Do it by yourself!

Secondo la ricerca, i possibili impieghi sono molti e variegati, però la maggioranza delle oltre 290 soluzioni per la casa connessa censite in Italia e all’estero (il 31%) è dedicata alla sicurezza – tra videocamere di sorveglianza, serrature, videocitofoni connessi e sensori di movimento – seguita dalla gestione energetica, come le soluzioni per il controllo remoto degli elettrodomestici (10%), la gestione dei sistemi di riscaldamento e raffreddamento (8%), il monitoraggio dei consumi dei dispositivi elettrici (10%).  Ma l’offerta di prodotti per la Smart Home è in continuo sviluppo. Se il 68% delle soluzioni sul mercato è “Do It Yourself”, il 70% di chi ha acquistato prodotti connessi si è rivolto a installatori o piccoli rivenditori. Il 52% delle soluzioni oggi è invece offerto da startup, che spesso sviluppano proposte complementari a quelle dei brand affermati. Pur con livelli ancora embrionali, anche utility e operatori telco hanno iniziato a promuovere prodotti e servizi per la Smart Home. Le prime affiancano a soluzioni classiche – come il monitoraggio dei consumi energetici – prodotti per l’antintrusione e la videosorveglianza. Mentre le telco iniziano a offrire SIM dati con piani tariffari pensati per le applicazioni Smart Home da inserire in antifurti, caldaie, termostati, oppure direttamente prodotti connessi con associato un abbonamento per la connettività.

Il bello deve ancora venire

“L’Internet of Things sta iniziando a entrare nelle case degli italiani, ma quello a cui stiamo assistendo è solo l’inizio di un percorso di crescita dal grande potenziale”, conclude Angela Tumino, Direttore dell’Osservatorio Internet of Things. Come dire che il bello deve ancora venire.

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