Siamo tutte mamme imperfette. Cosa imparare da Ivan Cotroneo e il cinema su web – Nati Per

Siamo tutte mamme imperfette. Cosa imparare da Ivan Cotroneo e il cinema su web

29 Set 2016

Tutti o quasi hanno girato un film in famiglia. O almeno ci hanno provato. In passato c’è chi l’ha fatto con le foto, chi con il semplice registratore, chi infine con il Superotto, uno dei regali cult del Natale anni Settanta. Il risultato però era spesso dubbio, se non del tutto insoddisfacente, e si riscattava solo anni dopo, nella nostalgia struggente di un tempo che non c’era più. E che restava così il più bello della vita.

Passando alla tecnica, i problemi erano gli stessi di oggi: non solo la capacità del regista, in genere uno dei più piccoli della famiglia, ma anche dei format ovvero della scrittura e della sceneggiatura per così dire cinematografiche.

In questa prospettiva oggi è tutto cambiato, la tecnologia ha risolto mille problemi e reso accessibile qualunque telecamera, e persino realizzare film col telefonino. Ma soprattutto, in Italia, è arrivato Ivan Cotroneo, regista e sceneggiatore napoletano classe 1968, che è riuscito a dimostrare come sia possibile riscrivere le regole di un film in famiglia nell’era di startup e digital transformation. Una mamma imperfetta, la sua web-serie nata e trasmessa all’inizio in micro puntate sul sito web del Corriere della Sera, ha registrato oltre 4 milioni di visualizzazioni, prima di diventare una serie che su Rai 3 è riuscita a raggiungere anche un milione e settecentomila spettatori, non scendendo mai nella prima settimana di repliche sotto il milione e quattrocentomila.

Un vero case history, ma soprattutto un fenomeno di costume. Il segreto, oltre che al cast e alla tecnologia sta soprattutto nella scrittura cinematografica, che ha rivoluzionato il modo di raccontare i ménage familiari attraverso la storia di Chiara, mamma romana alle prese con una vita piena di cose, che in fondo sono la normalità. In soli otto minuti, Chiara e le sue tre amiche, non meno imperfette di lei, si raccontano mescolando non solo fatti importanti a piccole confessioni banali, caffellatte sdolcinati in famiglia e rapporti difficili sul lavoro, problemi di salute e tradimenti reali, o immaginari, ma coinvolgendo lo spettatore nella narrazione grazie a un’idea che ribalta la dialettica della visione.

A differenza di Sex & The City, il fortunato sequel americano degli anni duemila che rivoluzionò un genere, portando alla luce e in maniera serena il soft- talk centrato sulle ossessioni dell’Occidente del Secondo millennio – sesso, moda e amori impossibili – Cotroneo è stato capace di costruire un’epica delle piccole cose in salsa romana, rivoluzionando il format classico non solo nel montaggio, ma anche appunto nel rapporto con lo spettatore, che regolarmente diventa parte attiva del film, come interlocutore e protagonista che non si limita a guardare e ascoltare ma è chiamato in causa, a partecipare alla scena e alla storia.

Un’intuizione che se ha dato notorietà e successo a Cotroneo, facendo nascere una nouvelle vague italiana di sceneggiatori 2.0, ha mostrato come sia possibile cambiare attraverso il lavoro sui format anche il modo di raccontare legami e sentimenti, intrecci e storie in una chiave molto simile all’epoca che stiamo vivendo. Oltre a ricevere il Nastro d’argento come migliore serie web e il Premio Belisario, Una mamma imperfetta è stato venduto in America Spagna, Francia e Germania. Anche lì, scrivere un film in famiglia non sarà più la stessa cosa.

(Walter Mariotti per Newsroom)

 

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