Sostenibile creativo, bello. Da Pitti 2016 il manifesto dell’uomo per il mondo che verrà. – Nati Per

Sostenibile creativo, bello. Da Pitti 2016 il manifesto dell’uomo per il mondo che verrà.

17 Giu 2016

Per celebrare la novantesima edizione, Pitti ha riscritto il paradigma di una nuova idea di maschio e di moda, dove la bellezza è equilibrio fra creatività e sostenibilità.

Archiviata la paura della crisi, la novantesima edizione di Pitti Uomo che ha acceso la Fortezza da basso e il centro di Firenze lascia al mondo della moda un nuovo paradigma. Iscrivendo l’idea di uomo in un preciso orizzonte dove storia, politica ed economia s’impongono come scelte individuali e sostenibili. E la bellezza diventa il punto di equilibrio fra creatività e sviluppo. Un equilibrio dove l’estetica si presenta come la via privilegiata per raggiungere l’etica.

Novanta edizioni sono passate dalla prima edizione di Pitti, nel 1972, che riempì l’Hotel Villa Medici con 43 aziende. Quest’ultima ne ha contate 1220, di cui quasi la metà straniere. Un successo fortunato, come racconta il fil rouge scelto dagli organizzatori «Pitti Lucky Numbers», che ha dato una nuova dimensione al “maschio frantumato” degli ultimi anni. La verità è che l’uomo presentato a Pitti 2016 è una figura completa e coerente, che non rinuncia ad assemblaggi di stili e citazioni di epoche passate – dal punk al dandy, dal macho al metrosexual – rispondendo però con coscienza alla realtà di oggi. Un mondo digitale dove le oscillazioni della finanza e i flussi dei migranti impongono una precisa cifra, di sostenibilità etica ed estetica.

Fra le varie tendenze si è registrato il ritorno della pelle, materiale che si apre a una nuova vita grazie a lavorazioni e interpretazioni destrutturate per creare capi ideali per la società “liquida” e forse anche per una meteorologia sempre più monsonica. Il richiamo alla pelle è simbolico della filosofia di tutta la kermesse: non è la giacca borchiata del maschio alfa, ma nuove soluzioni tecnologiche e leggere, rassicuranti e pulite. Espressione di un modo di vivere pacificato che risponde con positività e saggezza alle grandi fratture e discontinuità della nostra epoca.
E’ anche il caso della citazione dei giochi olimpici, segno di pace e fratellanza, che tornano a ispirare collezioni create sui valori di lealtà e rispetto dello sport, sia esso praticato in palestra o nella vita quotidiana delle città sempre più simili a quelle del resto del mondo. Non solo: i valori dello sport sono anche una risposta precisa che la moda ha voluto offrire alla folle violenza degli hooligans, che ha segnato l’esordio degli Europei di calcio.

Pitti 2016 si chiude così in un manifesto informale ma chiaro. L’uomo ha elaborato una nuova identità, senza per questo rinunciare alla sua storia, le esperienze del passato, dalle memorie coloniali a quelle dell’edonismo anni Ottanta. Quest’uomo guarda al futuro con rispetto per l’ambiente e le risorse, preferendo materiali riciclati, ecocompatibili, naturali. Un percorso dove la tecnologia è essenziale, per cambiare per esempio i pesi dei capi tradizionali e renderli pratici e belli per una nuova epoca.

Un uomo nuovo attende quest’epoca. Un uomo che torna a credere profondamente nella felicità: passando però dalla felicità del consumo al consumo felice, dalla felicità da difendere alla felicità da offrire e condividere, dalla felicità come ostentazione di superficie alla felicità come sensazione intima, profonda. Un uomo che alla retorica della griffe preferisce la logica dei materiali e delle forme, alla dittatura della tendenza la democrazia dello stile, alla seduzione del narcisismo la vertigine del dialogo. È evidente che quest’homo novus uscito dalla crisi non potrà più intendere la moda se non come sedimentazione di valori e saperi capaci di salvarlo dalla tirannia dell’effimero. Domandando così alla moda non tanto di recuperare uno spazio quanto di tornare ad esprimere un senso, immaginando nuove metafore per il nostro tempo. Questa è in fondo l’unica, grande ipoteca che pesa sul sistema della moda del futuro. Pensarsi come via d’uscita alla persistenza del presente.

foto da: http://www.pittimmagine.com/

Crediti: AKAstudio-collective

 

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