Sport: i Big Data sono il dodicesimo uomo in campo – Nati Per

Sport: i Big Data sono il dodicesimo uomo in campo

19 Ott 2016

Big Data e business intelligence stanno cambiando anche il mondo dello sport. E non solo quello della Formula 1, della Moto GP o della vela dove l’utilizzo dell’IT, l’evoluzione della telemetria e l’analisi dei dati consente di prevedere i comportamenti del mezzo meccanico, definire gli assetti e le strategie di gara. La tecnologia può avere ampio impatto anche in altre discipline e soprattutto negli sport di squadra dove si utilizza una palla come il tennis e il calcio.

Il talento dei giocatori conta ancora, certo, e l’obiettivo dell’analisi dei dati nello sport non è riuscire a prevedere con certezza come finirà la partita di stasera tra Barcellona-Manchester City. Al contrario l’obiettivo principale è proprio quello di riuscire ad aiutare i calciatori a prepararsi meglio al match, migliorare le performance, evitare infortuni sul campo.

La prima Nazionale a utilizzare questo genere di analisi è stata quella tedesca che nel 2014 ha in effetti vinto la coppa del mondo. Grazie agli insight i giocatori sono riusciti a velocizzare i passaggi, aumentare le opzioni di gioco disporsi meglio in campo. Ovviamente un’analisi perfetta delle traiettorie non può sostituire il talento degli atleti ma sicuramente, in quella occasione non si può negare che i Big Data abbiano avuto il ruolo del 12mo uomo in campo.
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Quali dati si possono analizzare

I movimenti di undici uomini e un pallone in campo generano milioni di dati e questi crescono in modo esponenziale se combinati alle possibili posizioni e movimenti. Raccolta e veloce elaborazione dei dati sono fattori determinati per l’efficacia delle analisi. I dati più utilizzabili sono quelli che indicano le traiettorie del pallone durante la partita e un’ulteriore evoluzione recente deriva dall’analisi delle immagini e dei dati forniti dai sensori. Grazie a questi, allenatori e giocatori possono acquisire informazioni e proiezioni per ottimizzare la tattica, conoscere meglio gli avversari, gestire il possesso palla e per ridurre gli infortuni.

Allo stesso modo è possibile trasformare in informazioni i dati raccolti seguendo i movimenti e le azioni di una partita di basket. Qui la velocità ed i rapidi rovesciamenti di fronte rendono più complesso la raccolta dei dati ma le innovative tecniche di ripresa video e le capacità di rielaborazione sono già ampiamente utilizzate.

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Fan experience e stadi digitalizzati

La tecnologia supporterà sempre più gli arbitri e i giudici di linea. Ma la vera sfida è quella della “digitalizzazione” degli stadi. Già molti Club europei hanno investito nella cosiddetta fan experience. Il Bayern di Monaco, per esempio, è riuscito a trasformare lo stadio in cui gioca in un luogo in cui incontrarsi, fare acquisti, cenare con gli amici,fare shopping.

La tecnologia poi, può venire incontro anche ai bisogni dei tifosi e rendere l’esperienza sportiva simile a quella che si prova frequentando teatri o cinema. Per esempio i biglietti, grazie a dei chip, saranno accoppiati ai posti a sedere ed eviteranno occupazioni improprie dei posti prenotati. Se poi si preferisce vedere la partita dal divano di casa si potrà scegliere l’inquadratura preferita preferendo quella di una camera o di un’altra disposte nello stadio.

Non solo, con lo smartphone poi gli spettatori potranno accedere a statistiche, riverdere azioni e condividerle sui social.

Tutto questo sarà disponibile entro i prossimi 4-6 anni digitalizzando gli impianti sportivi, e realizzandone di nuovi che pongano al centro lo spettatore cogliendo la sfida di riportare le persone negli stadi.

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