Terremoti. Riflessione per una cultura della prevenzione – Nati Per

Terremoti. Riflessione per una cultura della prevenzione

22 Ago 2017

Il territorio italiano nel corso degli anni ha registrato varie scosse sismiche. Le più forti risalgono esattamente a un anno fa, il 24 agosto 2016, quando una scossa di magnitudo 6,0 ha colpito il Centro Italia causando molti morti e feriti. La più recente, di magnitudo 4,0, ha colpito l’isola d’Ischia la sera del 21 agosto 2017.

La terra trema e i tetti crollano. Per quanto l’Italia abbia una legislazione e una normativa sismica tra le più attente e avanzate al mondo, il patrimonio italiano è immenso e storicizzato, difficilmente rimpiazzabile.

Un terremoto non si può prevedere ma si può imparare a gestire. Per farlo occorre partire da una cultura della prevenzione e da studi scientifici. Il mondo assicurativo sta da tempo facendo la propria parte, mettendo in campo la propria expertise e le specifiche conoscenze sul tema, ma anche finanziando la ricerca.

Da questo approccio è nato il progetto ISLAR Industrial Seismic Loss Assessment and Reduction, ideato e coordinato del professor Iunio Iervolino, dell’Università Federico II di Napoli, reso possibile grazie ai finanziamenti dell’AXA Research Fund, fondo internazionale promosso dal Gruppo AXA per incoraggiare la ricerca scientifica. Qualche tempo fa abbiamo intervistato il professor Iunio IervolinoOrdinario  di Tecnica delle Costruzioni all’Università Federico II di Napoli. Riportiamo ora qui l’intervista.

Dal dopoguerra a oggi in Italia si sono spesi 3,5 miliardi di euro l’anno per porre rimedio ai danni causati dalle catastrofi naturali. Si può pensare di prevenire questi eventi dedicando risorse e finanziamenti alla prevenzione?

Certamente sì. La protezione civile ha stimato che nei prossimi anni  si perderà almeno un miliardo di euro per riparare ai danni causati dai disastri naturali. Investire per ridurre il rischio avrebbe anche il beneficio di permettere al Paese di progredire dal punto di vista tecnologico. Non bisogna dimenticare però che è necessario imparare a convivere con il rischio. Non si potrà mai ridurlo a zero solo investendo in tecnologia si potrà ridurlo e quindi  vivere meglio

Si parla molto di costruire edifici che rispecchino norme antisismiche, ma che cosa si può fare per gli edifici storici e in generale per tutti quei palazzi, quelle scuole, quegli ospedali che sono stati costruiti non seguendo un criterio antisismico?

Il vero rischio in Italia è per il patrimonio costruito. Non è un problema di facile soluzione perchè non è possibile adeguare tutti gli edifici alle norme correnti. E’ necessario sviluppare delle tecnologie a basso costo e a larga scala che consentano di ridurre il rischio in questi edifici. E questo è il vero tema su cui l’Ingegneria sismica si sta confrontando in questo periodo

L’80% del territorio italiano è a rischio calamità naturale, il 55% delle imprese si trova in luoghi che potrebbero essere soggetti a terremoti, alluvioni o altri disastri. Che responsabilità ha l’uomo rispetto a questi rischi?

Prima di parlare di responsabilità bisogna fare una riflessione: con i rischi naturali in Italia  bisogna convivere. Non possiamo pensare di arrivare al rischio zero. Possiamo solamente gestire il rischio naturale in modo da riuscire a gestire le conseguenze di questi eventi disastrosi. Credo che serva anche e soprattutto un investimento culturale. Bisogna insegnare ai cittadini come gestire i rischi usando le risorse in modo razionale. La responsabilità prima dell’uomo è quella di individuare i rischi in modo da poterli gestire nel modo migliore.

La ricerca può essere vista come un investimento da parte di imprese? In che modo il settore assicurativo può muoversi e si è mosso per aiutare la ricerca scientifica?

Per un’azienda investire in ricerca è molto importante, è fondamentale. Le aziende per essere competitive devono arrivare prima delle altre sul mercato. In particolare le aziende assicurative devono dimostrare di sapere valutare i rischi e saperli gestire meglio degli altri. Credo che Axa abbia fatto un grande investimento e per questo verrà ripagata nel tempo.

Come si inserisce AXA in questo percorso?

Axa sta portando avanti un discorso molto lungimirante perchè investe sia in progetti di ricerca di base con Axa Research Fund, sia in trasferimento tecnologico. Apprezzo particolarmente il fatto che riesca a creare delle partnership tra Università e impresa  del gruppo Axa per fare competence building all’interno delle aziende. Proprio per questo c’è un grande interesse da parte del mondo della ricerca sulle iniziative di Axa.

Con il suo team ha sviluppato uno strumento per il monitoraggio e la gestione in tempo reale delle emergenze post sisma. Può spiegarci brevemente in che cosa consiste e che ruolo ha la tecnologia e l’innovazione nella sua ricerca?

In questo momento lavoro sull’allerta sismica preventiva. Si tratta di mettere in sicurezza una struttura prima che le onde sismiche la raggiungano e questo è forse il problema più ad alta tecnologia con cui l’ingegneria civile si sta confrontando. Si tratta di sviluppare sistemi tecnologici in grado di sfruttare il tempo in cui il terremoto si sviluppa a partire dal punto in cui si genera. In sostanza cerchiamo di prevedere quanto tempo ci vuole al terremoto per raggiungere la struttura che volgiamo proteggere in modo da poterla mettere in sicurezza proprio nel momento in cui il terremoto sui sta sviluppando.

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