Nel mese dedicato alle STEM un #AXACafe con Béatrice Derouvroy, Direttore Generale di AXA MPS – Nati Per

Nel mese dedicato alle STEM un #AXACafe con Béatrice Derouvroy, Direttore Generale di AXA MPS

15 Mar 2014

Nel mese dedicato alle STEM (Science, Technology, Engineering, Mathematics), è stata proprio una donna con formazione attuariale, Béatrice Derouvroy, Direttore Generale di AXA MPS e Leader per AXA della Bancassicurazione in Italia a ritirare il riconoscimento per “la capacità di rendere distintivo il modello di bancassurance di AXA in Italia” nell’ambito degli Italy Protection Awards, kermesse che celebra l’eccellenza della Protection Assicurativa. Ne abbiamo approfittato per intervistarla.

La sua è stata una carriera internazionale di successo. Ha avuto un mentore che l’ha guidata e ispirata nel suo percorso?

Credo di essere stata molto fortunata ad entrare nel 1989 nel gruppo AXA, allora guidato dal suo fondatore, Claude Bébear.  Un visionario fuori dal comune, un leader incredibile che incitava tutti a dare il meglio di sé, quindi un grande manager ma soprattutto un uomo straordinario, molto aperto e disponibile verso tutti i suoi collaboratori. Chiaramente mi ha ispirato molto professionalmente.  Al suo fianco nel gruppo appena nato c’era Francoise Colloch, una donna eccezionale, di grandi valori, che mi ha insegnato tanto.  E’ stata una pioniera su molti ambiti, in particolare sull’attenzione  al cliente e soprattutto ha sviluppato la cultura AXA come la intendiamo ancora oggi, con un grande focus su uno stile manageriale stimolante, autentico e molto rispettoso delle persone.

I tre fattori chiave di successo nella carriera professionale di una donna?

Credo che soprattutto per le donne sia importante l’equilibrio, ovvero la capacità di dare il giusto valore sia alla vita personale che a quella professionale. Per questo credo che  in famiglia la donna debba essere aiutata e che le scelte di carriera vadano fatte in due.

Poi senza  dubbio la professionalità, che per me rappresenta l’unione di competenza e credibilità, la base per essere un esempio nel quotidiano e per avere una carriera di successo. Essere un punto di riferimento per le persone con cui si lavora, indipendentemente dal loro ruolo, con cui è fondamentale fare rete, sviluppare rapporti di fiducia. E ovviamente, a proposito di fiducia, occorre prima di tutto averne in se stesse. Altro aspetto chiave, restare autentiche: questo è il vero punto di partenza.

E al contrario, se dovesse suggerire alle donne un cosa da evitare?

Di cadere negli stereotipi, dando spazio a idee sbagliate, ai preconcetti. La ricetta è lavorare con professionalità e trattare tutti nello stesso modo, pretendendo lo stesso con il sorriso.

Quanto contribuiscono le conoscenze STEM nella sua vita quotidiana? 

Questa domanda mi fa piacere, perché sono sempre state importanti nella mia storia professionale in AXA, che si divide in due; si può dire infatti che io abbia avuto due carriere, e avrei voluto che la seconda arrivasse prima… Per 18 anni circa ho vissuto nel magico mondo dei numeri, la finanza, la strategia, il controlling, le problematiche attuariali anche a livello mondiale. Poi sono passata, con grande felicità, e come volevo  da anni, al ruolo di general manager in Francia, a stretto contatto con le reti distributive. In questo nuovo ruolo la dimensione manageriale e le capacità relazionali sono state il fattore di successo, senza dimenticare il peso importante delle competenze in ambito STEM che sono state per me fondamentali operando in un ambito assicurativo. Poi è arrivata l’esperienza italiana con AXA MPS e la bancassicurazione che è stata  molto diversa ovviamente, però per tanti aspetti in linea con quella precedente.

Nel  futuro del nostro mestiere le discipline STEM resteranno sempre fondamentali. Basti pensare al ruolo dei Big Data o alle opportunità  tecnologiche per rispondere alle esigenze dei nostri clienti, temi che mostrano giorno dopo giorno di avere un grande futuro e di occupare una posizione centrale nella nuova società. Le materie STEM hanno dunque costruito il trait-d’union dei miei due percorsi professionali oltre a rappresentare la mia “colonna vertebrale”.

Esiste uno stile manageriale femminile?

Ne sento molto parlare. Per me esistono delle caratteristiche peculiari a cui le donne sono maggiormente inclini. Fra queste direi certamente l’execution e le capacità relazionali, che includono competenze come  la spinta a collaborare e l’orientamento alla gestione della squadra. E se posso aggiungere un altro aspetto che rilevo sempre più spesso direi la capacità di andare al punto, di selezionare gli aspetti core da quelli più esterni nel compito che si sta svolgendo. 

AXA si occupa di protezione della vita delle persone: in questo mestiere le donne hanno delle peculiarità rispetto agli uomini?

Credo proprio di sì, ma per motivi naturali oltre che tradizionali. Alle donne infatti rimane la responsabilità forte di tutto quello che tocca la famiglia e quindi anche della protezione, in particolare il futuro dei figli, la salute, la sicurezza delle cose e delle persone che ruotano attorno al circuito domestico.

Da quando è stata nominata prima Direttore Generale della Greater Paris Region di AXA France e poi in Italia Direttore Generale di AXA MPS, ha avuto la sensazione che qualcosa stesse cambiando all’interno del suo settore?

Quando ho assunto questi ruoli ho lanciato due messaggi. Uno riguardava il fuoco sulla finanza, i conti, l’attenzione ai risultati che ogni grande gruppo deve sempre avere come priorità per produrre valore e benessere, per i propri azionisti e per la società, la comunità in cui si trova. L’altro sull’importanza del rapporto con le persone, con i clienti che sono prima di tutto persone con paure, desideri, speranze, famiglie. A partire dagli agenti, dalla rete distributiva, da chi mette ogni giorno la propria faccia sui prodotti che presentiamo al mercato. Se volessimo sintetizzare questi due messaggi in uno solo userei la parola fiducia: la capacità di costruire fiducia, attraverso competenza, autenticità e credibilità . Si possono coinvolgere gli altri e fare grandi cose insieme quando le persone si fidano di noi.

Cosa consiglierebbe alle giovani che si affacciano al mondo del lavoro?

Due sole cose: non esitare a mettersi  in gioco e ad assumere rischi cogliendo le opportunità; essere   sempre se stesse  provando a realizzare il proprio sogno.

E’ possibile trovare un giusto equilibrio tra lavoro e vita privata anche quando una donna ricopre posizioni di responsabilità come la sua?

Come dicevo prima credo di sì, a condizione di non sentirsi mai in colpa per lavorare. L’equilibrio perfetto non esiste, come non esiste mai una situazione perfetta, né nella vita personale né in quella professionale. Senza dimenticare che i figli crescono velocemente… e il tempo vola.

Esiste una “ricetta” contro lo stress di chi sta costruendo la propria carriera?

Si chiama relativismo. Occorre relativizzare. Essere capaci di elaborare gerarchie. Ma soprattutto, ripeto, avere fiducia in se stessi. Sia nella professione che nella vita. 

C’è un personaggio che vorrebbe conoscere?

Sono rari i  leader di grandi aziende che   sanno coniugare  i valori professionali necessari per poter affrontare  le  sfide aziendali:  valori umani come l’autenticità, il rispetto per gli altri e per la loro diversità. In questo senso sono stata positivamente impressionata  da Emanuel Faber, il CEO di Danone, che in un discorso famoso fatto agli studenti della ” mia” business school HEC, ha condiviso con molta emozione come vive il suo ruolo di leader raccontando  la sua storia personale e il rapporto con il fratello. Un esempio quasi unico nel panorama europeo. 

Quale è la frase che proprio non sopporta?

“E’ così”. Esprime tutta la rassegnazione e l’approccio alle cose che credo davvero siano controproducenti. Per se stessi e per gli altri.

E quale invece una frase che ripete spesso?

Odio tutto quello che è ripetizione e perdita di tempo. In quei casi posso esprimermi anche con parole pepate, non solo in italiano, alcune volte anche in dialetto romano però sempre con l’accento francese… per ammorbidirle  un po’. Possono essere molto efficaci così, sa?

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