Un rene stampato in 3D salva la vita a una bimba di tre anni – Nati Per

Un rene stampato in 3D salva la vita a una bimba di tre anni

29 Giu 2016

In Irlanda un papà ha potuto donare il suo rene alla figlia di tre anni grazie alla stampa 3D. In Italia l’associazione TOG utilizza la tecnologia per aiutare piccoli pazienti con disturbi neuromotori

Dopo aver sofferto di insufficienza cardiaca, i reni di Lucy Boucher, una bimba di tre anni, hanno cominciano a restringersi.
La piccola sarebbe stata condannata a vita ad effettuare la dialisi  ma i medici sono stati in grado di eseguire il trapianto utilizzando il rene donato da suo padre Chris, di 35 anni il tutto grazie alla stampa 3D.  La tecnica era già stata precedentemente usata in complesse operazioni chirurgiche ma mai per un trapianto su un bambino da donatore adulto.

Modelli in 3D per minimizzare i rischi

Il caso era considerato problematico a causa delle condizioni di salute della piccola e degli interventi già subiti all’intestino. La principale preoccupazione dei medici riguardava le condizioni di Lucy e siccome la bambina era ancora molto piccola è stata usata la stampa 3D per avere un quadro degli organi che fosse il più accurato possibile, in modo da controllare cosa sarebbe accaduto una volta inserito il mio rene.

La stampa 3D per i trapianti del futuro

I modelli, creati sulla base delle misure ottenute tramite tomografia computerizzata  e  risonanze magnetiche, sono stati prodotti con una plastica liquida e successivamente modellati con l’utilizzo di luci ultraviolette. In questo modo sono state mantenute densità e forma delle parti del corpo prese in esame.

“Questo nuovo e straordinario uso  della stampa 3D ci aiuta moltissimo a organizzare complessi interventi chirurgici, come i trapianti di rene nei bambini, e presenta  vantaggi fondamentali, sia per i pazienti che per il team medico”, ha dichiarato Pankai Chandak, trasplant registrar al Guy’s and St.Thomas’ NHS Foundation Trust. I benefici maggiori riguardano la sicurezza dei pazienti e le probabilità di riuscita di operazioni di questo tipo, che diventano così massime.

“È un vero onore essere stati i primi e Lucy sta superando brillantemente l’operazione” ha dichiarato papà Chris al termine dell’operazione “Lucy è piena di energie e allegria, ha un incredibile appetito e non vede l’ora di imparare a nuotare insieme a suo fratello maggiore Daniel o di partire per una vacanza: cose che non ha mai potuto fare prima”.

Stampante 3D al servizio dei bambini con disturbi neuromotori: il caso di TOG

La storia di Lucy riporta la mente al progetto dell’associazione TOG che si impegna ogni giorno per aiutare bambini affetti da disturbi gravi e lo fa anche grazie all’utilizzo della stampa 3D. Il team ha vinto due anni fa il premio messo in palio dal concorso Nati per proteggere, e con la cifra ottenuta ha comprato stampanti 3D con le quali ha cominciato a costruire ausili ortopedici tridimensionali personalizzabili e ridisegnabili su misura dei pazienti.L’idea era quella di produrre in casa strumenti riabilitativi. E proprio per questo è nata la collaborazione con Opendot” ci aveva raccontato Antonia Madella Noya in occasione della presentazione del progetto – “gli oggetti costruiti per i bambini non devono essere solo utili ma anche belli” e in effetti molti di questi ausili che permettono ai pazienti di raggiungere una maggiore autonomia, sembrano più giocattoli che strumenti per disabili. C’è per esempio la “Custum seating”, una seggiolina a forma di cavallo a dondolo nata dallo studio di Niel Liesmons, studente belga dell’Università di Gent che ha dedicato al progetto la sua tesi di laurea. Oppure il sostegno per matite colorate che aiuta i bambini a disegnare. Tutti prototipi innovativi, personalizzabili, sostenibili economicamente ed ecologicamente (prodotti con filamenti biodegradabili di origine naturale) e modulabili a seconda delle necessità e delle caratteristiche dei bambini.

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