“Viva la scienza ma solo se è pop”. Perché la divulgazione è importante – Nati Per

“Viva la scienza ma solo se è pop”. Perché la divulgazione è importante

04 Mag 2017

Colloquio con Greg Foot a cura di AXA Newsroom

Greg Foot è un giovane e brillante inglese che si è inventato un lavoro bellissimo e difficilissimo: comunicare in maniera facile cose molto complesse, in particolare idee scientifiche e matematiche. Divulgatore sulle principali reti e canali britannici, titolare di un sito molto seguito, Foot è anche un collaboratore dell’AXA Research Fund, con cui elabora percorsi di apprendimento e divulgazione dello sviluppo scientifico e delle sue ricadute sulla vita quotidiana. Dalla salute alla protezione. La Newsroom di AXA ha deciso di intervistarlo.

Greg, la maggior parte del tuo lavoro riguarda il raccontare la scienza. Come sei diventato un comunicatore scientifico? Quali sono stati finora gli eventi più importanti del tuo percorso?

Inizialmente volevo fare lo scienziato, fin da quando ero molto piccolo: pormi mille domande e trovarne le risposte mi ha sempre interessato, e a scuola ho scoperto che questo vuol dire essere uno scienziato. Tutto questo mi ha appassionato per anni e anni, e all’università di Cambridge ho deciso di studiare scienze naturali e mentre ero lì ho scoperto che non era necessario diventare uno scienziato e lavorare in un laboratorio, mi bastava uscire e parlare di scienza alle persone, ispirarle e coinvolgerle e cercare di spiegare idee complicate in un modo estremamente semplice e ho scoperto una vera passione. Ho scoperto poi che la comunicazione scientifica è un lavoro vero ed è proprio quello che ho fatto a cominciare da 10 anni fa.

Il coinvolgimento del pubblico è fondamentale per la comunicazione scientifica, come anche ispirarlo e mantenere attivo il loro interesse. Come riesci a fare tutto questo? Come riesci a far combaciare i fatti scientifici e quello che piace alla gente, quello che è “popolare”, e rendere tutto semplice? 

Credo che siamo fortunati. Tutti sono curiosi, tutti vogliono osservare il mondo, fare domande e avere delle risposte: questo si chiama scienza. I bambini soprattutto sono interessati a tutto ciò che li circonda. Mantenere vivo l’interesse è un processo che richiede tempo: se scrivo uno script per un film che poi pubblicherò su youtube, o se pianifico degli esperimenti che poi andranno in TV, sono necessarie molte conversazioni per formulare idee che siano il più semplici possibile. Per fare questo faccio delle domande a me stesso: cosa vuole sapere il pubblico? Perché dovrebbe essere interessante per loro? Questa è la mia ispirazione. Per l’AXA Research Fund la semplicità è l’aggancio perfetto: brevi storie che parlano di scienza e di argomenti che ci riguardano nel nostro quotidiano oggi e nel futuro. Spero davvero che quello che faccio possa portare le persone oltre il  livello di comprensione dell’argomento di cui sto parlando.

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Parlando di trasparenza, credi che sia sempre un aspetto positivo nella comunicazione scientifica? Credi che induca le persone a pensare al mondo come un posto più sicuro o forse più vulnerabile?

Le persone vogliono sentirsi al sicuro quindi la scienza trova difficoltà nel fatto che non sempre abbiamo la risposta a tutto, ma è proprio questa la parte eccitante: c’è ambiguità, ci sono aree tematiche che aspettano ancora una risposta. Credo sia importante essere molto cauti nel comunicare la scienza, non bisogna esagerare con i claim. La maggior parte dei contenuti dell’AXA Research Fund riguarda la comprensione del futuro, sull’avere più consapevolezza possibile per prendere delle decisioni.

Vorrei approfondire questo argomento: oggi viviamo in un’epoca che alcuni chiamano della post-verità, stiamo cercando di dare un senso alle cose, di rendere la scienza il più semplice possibile ma allo stesso tempo stiamo perdendo credibilità e fiducia nella scienza. Come possiamo sconfiggere tutto questo?

Credo che dovremmo avere fiducia negli esperti, perché sono persone che hanno passato molto tempo a studiare una determinata materia. Post-verità significa andare verso le opinioni personali e le emozioni piuttosto che verso i fatti; non c’è nulla di male in questo ma bisogna assicurarsi che ci siano delle fondamenta.

Cosa pensi dell’impatto dei social media sul modo di vedere il mondo delle persone? Credi che li nutrano solo con argomenti a loro familiari o anche con qualcosa che porti una novità nella loro vita?

Credo ci siano due punti in questa domanda: il primo è l’impatto positivo dei social media, ovvero il potere di comunicare quello che stai facendo direttamente al pubblico; e il secondo è che siamo in grado di documentarci e di non credere a qualsiasi cosa ci venga proposta sui social media.

Dove credi che sarebbe oggi la scienza senza la comunicazione scientifica “pop”?

Si possono avere diverse risposte a questa domanda a seconda della persona con cui parli. Il mio lavoro è proprio la comunicazione scientifica “pop”, “popolare” e credo aiuti la scienza o una ricerca ad essere divulgata e ad ingaggiare le persone. Per questo mi impegno ad “allenare” gli scienziati a comunicare la scienza, e credo che la comunicazione scientifica porti dei benefici sia ai ricercatori, sia alla scienza, sia al pubblico.

shutterstock_632422538Come può essere più utile l’AXA Research Fund e diventare un vero partner per le persone?

Mi sento molto fortunato ad aver collaborato con l’AXA Research Fund perché supportano ricercatori molto brillanti e ho avuto l’opportunità di girare dei brevi film con ognuno e raccontare una storia che parla di scienza. Questi film hanno avuto molto seguito su youtube e questo ci fa capire che le persone sono interessate al rischio.

Quindi credi che la “pop” communication sia la chiave per rendere immediatamente fruibile una ricerca che altrimenti necessiterebbe di molto tempo?

Gli scienziati sono persone come noi, non parlano una lingua diversa, va semplicemente tradotto quello che dicono. Quindi sì, credo che la comunicazione scientifica sia importante per permettere al pubblico di capire di cosa tratta una determinata ricerca.

La scienza comunicativa serve a coltivare la curiosità, credi che sia il reale metro di misurazione del nostro contributo alla vita delle persone?

Non credo si possa giudicare qualcosa solo basandosi sul numero di “click” effettuati. Credo ci siano vari benefici nella comunicazione scientifica, e sicuramente uno di questi è il rapporto diretto che si crea tra gli scienziati e il pubblico. Il motivo per cui io mi occupo di comunicazione scientifica riguarda due aspetti: il primo è cercare di fornire alle persone gli strumenti per comprendere gli argomenti che potrebbero influenzare le loro vite, il secondo è la curiosità.

Il ruolo delle donne nella scienza: in Italia non ci sono molti scienziati donne e poche ragazze sono interessate alle discipline scientifiche. Cosa ci consigli di fare per cambiare questa situazione in Italia?

Non credo sia solo un problema italiano, ma di tutto il mondo. Il fatto è che non ci sono abbastanza scienziati e ingegneri di entrambi i sessi, specialmente qui in Gran Bretagna. Il problema delle giovani donne è che non ci sono molti modelli di scienziati donna a cui ispirarsi e il tipo di carriera non sempre viene comunicato nel modo giusto.

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